Come la decapitazione del leader nemico è passata da tabù diplomatico a spettacolo di potere — e perché la letteratura empirica suggerisce che non funziona
L'importanza di questi articoli (tutti ottimi, se mi posso permettere) non risiede unicamente nella qualità del contenuto, nella profondità dell'analisi e nella logica geometrica, ma anche nell'opportunità che abbiamo
come lettori di attingere a fonti altrimenti non raggiungibili.
Duecento anni dopo, Wellington aveva ragione. Oggi anche sul piano tattico. Anzi, soprattutto sul piano tattico ("un ufficiale strappato a 4 anni dalla polvere di un villaggio, istruito nelle scuole coraniche, immerso nel mito del martirio di Kerbala, con 10 missili in galleria, lo si troverà sempre" cit.)
Mi chiedo, tuttavia se sia corretto dire che l'immunità del leader decresceva con il suo essere meno democratico/liberale.
Non è piuttosto una questione di rapporto di forza? Quanti sono stati nella storia del dopoguerra gli autocrati che fossero 1) in grado di colpire con una ragionevole certezza il presiddente USA 2) pronti ad accettare le conseguenze devastanti sul proprio Paese e su se stessi in prima persona?
Indipendentemente dai risvolti morali e dalla constatazione del non ritorno (molti disastri di Trump sono senza ritorno, o perlomeno senza ritorno immediato, perché come hai ben detto tu si vanno modificando i valori e i linguaggi) mi è balzata alla mente un'immagine che ti propongo. Premesso che siamo in una società edonistica e individualista, e questo tratto (negativo) ha avuto un'accelerazione grazie alle tecnologie, e premesso anche che Trump ha il background che ha e il profilo psicologico che ha, sai cos'è stata questa decapitazione? Il finale di un livello di videogioco. Non so se tu li pratichi o hai figli che giocano con la Playstation a giochi di guerra; solitamente c'è una serie di missioni da compiere e, alla fine, c'è quello che in gergo si chiama Boss, ovvero il nemico (singolo, con nome e cognome) che è molto più forte degli altri nemici che hai ammazzato. Ucciso il Boss "sali di livello": nuove missioni un po' più difficili e al termine un altro Boss ancora più forte. E così via fino al Super Boss finale, potentissimo.
Trump vive una vita immaginaria, dobbiamo esserne coscienti: è un Luigi XIV circondato da valletti e servitori, fa "Bu!" e tutti scattano, saltano e tremano; non ha un'idea di come funzioni un'amministrazione dello Stato, pensa si faccia per decreti, per schiocchi di dita; e la guerra per lui è un videogioco, dove per rapire Maduro ha fatto un'operazione alla "Call of Duty". Uccidere Khamenei è stato come uccidere un Boss, e credo che Trump sia molto stupito di non essere passato di livello e di essere ancora impantanato nel primo.
Temo tu stia parlando del Dittatore di Sacha Baron Coen, se guardi la scena in cui fa portare via per esecuzione lo scienziato che prova a spiegargli che i missili non seguono la stessa traiettoria che seguono nei cartoni capisci che era stato tutto già scritto prima
Due commenti: io sono un giurista (sia pure di altra natura) e non sapevo e mi pare strana la teoria della Donze' per cui l'uccisione del sovrano in casa propria sarebbe legittima.
E poi, da laico, se parliamo di Waterloo capisco perfettamente Wellington ma invece in quel caso lì sì che -secondo me- l'uccisione avrebbe segnato la fine anticipata delle ostilità. Perché se è vero che in quella battaglia particolare lui ha fatto grossi errori, non si è accorto dei prussiani e probabilmente altri grossi errori credo - sempre da laico - che la sua capacità strategica sul campo di battaglia fosse unica.
Concordo. Almeno per tutto l'800 uccidere il comandante in capo avrebbe significato far finire la guerra all'istante con la rotta completa dell'esercito nemico. Ma come dice il Comandante qui, non andava di moda.
Sulle conclusioni: raramente consideri il caos come obiettivo. Forse una mente lucida come la tua non può immaginare il caos come un'opzione desiderabile. Temo che invece gli usa, non solo trump, lo abbiano inserito tra i propri strumenti di potenza.
Grazie amico mio. Sulla conclusione hai ragione. Devo ammettere che anni trascorsi a diventare una macchina inferenziale ben funzionante mi hanno fatto perdere degli aspetti. Ci devo lavorare.
Analisi lucida e convincente
L'importanza di questi articoli (tutti ottimi, se mi posso permettere) non risiede unicamente nella qualità del contenuto, nella profondità dell'analisi e nella logica geometrica, ma anche nell'opportunità che abbiamo
come lettori di attingere a fonti altrimenti non raggiungibili.
Uccidere o non uccidere il re?
Non sapremo mai le vere conseguenze del bivio scartato, solo ipotesi più o meno fantasiose.
(E se avessero giustiziato Barabba?)
Grazie Comandante, sempre prezioso.
A lei.
Analisi davvero interessante, leggerla è istruttivo per un comune cittadino come me.
Qui siamo tutti comuni cittadini che fanno mestieri diversi.
Duecento anni dopo, Wellington aveva ragione. Oggi anche sul piano tattico. Anzi, soprattutto sul piano tattico ("un ufficiale strappato a 4 anni dalla polvere di un villaggio, istruito nelle scuole coraniche, immerso nel mito del martirio di Kerbala, con 10 missili in galleria, lo si troverà sempre" cit.)
🙂
Sempre illuminante
grazie
A lei.
Grazie Comandante, bellissimo questo percorso, anche questa sera ho aggiunto un bit di grande valore.
Sono contento.
Davvero interessante.
Grazie.
Grazie.
Interessante analisi, come sempre.
Mi chiedo, tuttavia se sia corretto dire che l'immunità del leader decresceva con il suo essere meno democratico/liberale.
Non è piuttosto una questione di rapporto di forza? Quanti sono stati nella storia del dopoguerra gli autocrati che fossero 1) in grado di colpire con una ragionevole certezza il presiddente USA 2) pronti ad accettare le conseguenze devastanti sul proprio Paese e su se stessi in prima persona?
Cito esperto occidentali. Ci sta la sua osservazione.
Indipendentemente dai risvolti morali e dalla constatazione del non ritorno (molti disastri di Trump sono senza ritorno, o perlomeno senza ritorno immediato, perché come hai ben detto tu si vanno modificando i valori e i linguaggi) mi è balzata alla mente un'immagine che ti propongo. Premesso che siamo in una società edonistica e individualista, e questo tratto (negativo) ha avuto un'accelerazione grazie alle tecnologie, e premesso anche che Trump ha il background che ha e il profilo psicologico che ha, sai cos'è stata questa decapitazione? Il finale di un livello di videogioco. Non so se tu li pratichi o hai figli che giocano con la Playstation a giochi di guerra; solitamente c'è una serie di missioni da compiere e, alla fine, c'è quello che in gergo si chiama Boss, ovvero il nemico (singolo, con nome e cognome) che è molto più forte degli altri nemici che hai ammazzato. Ucciso il Boss "sali di livello": nuove missioni un po' più difficili e al termine un altro Boss ancora più forte. E così via fino al Super Boss finale, potentissimo.
Trump vive una vita immaginaria, dobbiamo esserne coscienti: è un Luigi XIV circondato da valletti e servitori, fa "Bu!" e tutti scattano, saltano e tremano; non ha un'idea di come funzioni un'amministrazione dello Stato, pensa si faccia per decreti, per schiocchi di dita; e la guerra per lui è un videogioco, dove per rapire Maduro ha fatto un'operazione alla "Call of Duty". Uccidere Khamenei è stato come uccidere un Boss, e credo che Trump sia molto stupito di non essere passato di livello e di essere ancora impantanato nel primo.
È un'immagine suggestiva
Temo tu stia parlando del Dittatore di Sacha Baron Coen, se guardi la scena in cui fa portare via per esecuzione lo scienziato che prova a spiegargli che i missili non seguono la stessa traiettoria che seguono nei cartoni capisci che era stato tutto già scritto prima
Se per Trump - bamboccione mai cresciuto - la guerra è come un videogioco, che qualcuno alla Casa Bianca accenda il parental control. E in fretta.
Vana esortazione. Il bambino è stato lasciato solo, e si è circondato di amichetti compiacenti.
Splendido articolo 🌿🪷🌿
Due commenti: io sono un giurista (sia pure di altra natura) e non sapevo e mi pare strana la teoria della Donze' per cui l'uccisione del sovrano in casa propria sarebbe legittima.
E poi, da laico, se parliamo di Waterloo capisco perfettamente Wellington ma invece in quel caso lì sì che -secondo me- l'uccisione avrebbe segnato la fine anticipata delle ostilità. Perché se è vero che in quella battaglia particolare lui ha fatto grossi errori, non si è accorto dei prussiani e probabilmente altri grossi errori credo - sempre da laico - che la sua capacità strategica sul campo di battaglia fosse unica.
Ho riportato le opinioni di esperti, ma la questione è sicuramente aperta al dibattito.
Concordo. Almeno per tutto l'800 uccidere il comandante in capo avrebbe significato far finire la guerra all'istante con la rotta completa dell'esercito nemico. Ma come dice il Comandante qui, non andava di moda.
Già
Grazie Comandante. Un'analisi per me inizialmente quasi controintuitiva ma che, una volta arrivato alle conclusioni, mi ha pienamente convinto.
Sono contento.
Ormai leggo solo te e poco altro.
Sulle conclusioni: raramente consideri il caos come obiettivo. Forse una mente lucida come la tua non può immaginare il caos come un'opzione desiderabile. Temo che invece gli usa, non solo trump, lo abbiano inserito tra i propri strumenti di potenza.
Grazie amico mio. Sulla conclusione hai ragione. Devo ammettere che anni trascorsi a diventare una macchina inferenziale ben funzionante mi hanno fatto perdere degli aspetti. Ci devo lavorare.
Concordo pienamente con questa analisi . Grazie Comandante
Grazie