Post invecchiato benissimo, in 4 ore ha già preso note amarognole. Se bastavano due Ticonderoga a riaprire Hormuz, perché diamine aspettare? (non bastavano, e in ultima istanza bisogna convincere i Lloyd's, come lei ha ben spiegato). Ho come un sospetto che un tale ammiraglio e un tal generale a Mosca sarebbero già volati da una finestra.
Christopher Caldwell, nell'editoriale uscito ieri sul New York Times, fotografa la stessa dinamica in chiave di overextension imperiale: la guerra all'Iran ha trasformato il declino americano da processo gestibile in spartiacque storico, e gli Stati Uniti rischiano di perdere insieme reputazione, alleati e anima. Il Comandante descrive il fenomeno dall'angolo comportamentale, Caldwell dall'angolo strutturale. Letti uno dopo l'altro la domanda sorge spontanea (cit): ma cosa diavolo hanno votato gli americani?
ps. Caldwell è un paleocon della linea Claremont Institute, ovvero un esponente di quella destra americana isolazionista che aveva votato Trump per chiudere le guerre infinite e ora lo accusa di averne aperta una nuova.
Grazie come sempre dell'aggiornamento. Interessanti le sue idee sulla sindrome da giocatore del Trump. Mi pare molto calzanti anche se da panico sapere che quello gioca a poker e la posta siamo noi.
Ma come ho accennato nel commento al suo articolo precedente, io spero (non "credo" ma "spero") che questo fenomeno Trump/maga sia una sorta di glitch nel continuum temporale della storia dell'Occidente e poi, passato il fenomeno, tutto rientrerà nel modello di Occidente che funziona bene o male da 80 anni. Torneremo a essere uniti contro i "cattivi" dell'oriente e indifferenti alle faide millenarie tra ebrei e musulmani. E non diventeremo pitoni cinesi anche se faremo, perchè no?, buoni affari con loro.
La mia, come detto, è solo una speranza ma ben supportata dalla termodinamica e teoria del caos che in breve dice che tutto tende alla minima energia. Mi spiego: la democrazia occidentale può essere vista come un modello di sistema fisico a cui si tende naturalmente se non si apporta energia al sistema (come invece avviene per mantenere una dittatura).
Non so se mi sono spiegato in poche righe ma davvero, se ci pensiamo quando un sistema fisico (qui nell'esempio uno Stato) collassa e perde tutte le regole imposte e prima mantenute con apporto di energia, in termodinamica si dice che va in caos (e in politica anche). La perdita delle regole imposte con apporto di energia da uno (es. un dittatore) ne fa sorgere altre suggerite naturalmente dalla massa del popolo in rivolta, cioè dalla maggioranza (se non fosse maggioranza non ci sarebbe rivolta).
Quando queste nuove leggi della maggioranza, sorte senza imposizione (cioè senza apporto energetico del dittatore) vengono sancite e scritte, ciò si chiama democrazia.
Quindi la democrazia è lo status termodinamico naturale a minima energia a cui ogni sistema e ogni popolazione tende se non vuole apportare la fatica di dominare tipica dei dittatori (che poi, quando esauriscono la loro carica, vengono normalmente uccisi).
Sono fuori di zucca? Devo cercare un medico di quelli bravi? O solo spero nelle uniche leggi che non tradiscono mai: quelle della fisica!
In realtà, la mia formazione scientifica, mi consente di apprezzare in maniera consistente la sua analogia e, in linea di massima, credo che lei abbia forzato delle premesse, il che rende il discorso scientificamente zoppicante, ma dal punto di vista retorico ci sta e mi sono divertito a leggere il suo commento. Volendo continuare il gioco, mi permetto di osservare che lei ha trascurato una variabile essenziale nella sua descrizione del sistema. il tempo. E' possibile che l'evoluzione fenomenologica sia quella che lei descrive, ma si estenda con tempi non compatibili con gli equilibri interni ed esterni di una potenza centrale come gli Stati Uniti. Grazie Andrea, ogni tanto piace leggere qualcosa che attiene al nostro spirito di scienziati prestati alla vile cronaca delle debolezze umane 🙂
Eh... già la mia tesi zoppica (e ovvio era tutto un po' per ridere), se poi ci aggiungevo anche una variabile come il tempo... beh... avrei dovuto scomodare Edward Lorenz in persona! 😅 ma ci penserò. Grazie.
Grazie Comandante. Come sempre dritto al punto. La metafora del giocatore d’azzardo che più perde più si ostina a rilanciare è calzante, soprattutto se partiamo dalla considerazione che a motivarlo non c’è soltanto la fantasia di avere ancora il controllo della situazione e di poter vincere ( che si manifesta anche nel giochino ripetuto degli annunci fatti prima dell’apertura delle borse) ma anche la disperazione di chi continua a giocare perché non ha un’altra via di uscita. Trump è entrato da tempo in una spirale distruttiva. È come una stella collassata che si è trasformata in un buco nero: può solo diventare più grande e più distruttivo. Se lasciamo fare a lui andrà in escalation continua e punterà a finire col botto, cercando di trascinare ogni cosa con lui. E questo vale anche per Vance e Rubio: leggo che molti discutono sul fatto che l’invio di Rubio in Vaticano indichi lui come successore designato per il 2028, al posto di Vance. Un narcisista maligno non è interessato ad avere una legacy: odia l’idea che qualcuno possa prendere il suo posto. Il dopo di lui è semplicemente impensabile e lo riempie di rabbia e paura. Quindi Sta giocando con Vance e Rubio in modo piuttosto sadico, allo scopo di umiliarli e testare il loro grado di sudditanza, ma l’unico fine è l’esercizio del potere, che segue il copione già sperimentato nel format The Apprentice. Trump vuole probabilmente che Rubio sia costretto a dichiarare la propria lealtà a lui e rinnegare la propria devozione verso il Papa davanti al mondo, come già ha dovuto fare Vance. Di sicuro, se alla Casa Bianca c’è qualcuno che desidera ricucire i rapporti con la Chiesa o con la Meloni, non è Trump. Questa è la vera incognita: c’è ancora qualcuno nell’amministrazione USA o nel l’esercito che è disposto a rischiare e ha la volontà e il potere necessari per arginare Trump e per cercare di costruire delle via di uscita?
Personalmente, quello che avverto come urtante e anomalo in Trump ha a che fare con il fatto che è un narcisista maligno: il che lo rende incapace di empatia, di umorismo ( la cattiveria e la volgarità con cui gode nel ridicolizzare bullizzare e insultare gli altri non hanno niente a che fare con l’umorismo) o anche semplicemente di normali sentimentali umani. La nostra psiche reagisce comunicando un disagio profondo come segnale di pericolo quando incontriamo questo tipo di personalità
Sono tutte considerazioni molto interessanti. Ma mi chiedo perché in (quasi) tutte le analisi su Trump e il suo movimento manca sempre un dato: i milioni di americani che lo hanno votato. Trump é una scheggia impazzita o é un “intellettuale organico” di un’America che vogliamo rimuovere?
Storici politologi e psicologi per decenni hanno indagato e analizzato i motivi per cui personaggi come Trump giungono al potere grazie al voto nei sistemi democratici. Il caso di Hitler è stato particolarmente indagato. Un testo sempre attuale per capire le motivazioni di chi “crede” a personaggi come Trump, è “Il vero credente “ di Hoeffer. Su Trump in particolare però invito a leggere i saggi che analizzano il suo rapporto con il popolo MAGA all’interno del “The dangerous case of Donald Trump “ di Bandy X Lee. Bandy X Lee scrive anche qui su substack e spiega molto bene perché personaggi come Trump da una parte siano naturalmente attratte dal potere politico, dall’altra siano in grado di esercitare un fortissimo ascendente ( lei parla addirittura di contagio psichico) sulle persone.
Grazie per i consigli di lettura ( ho già scaricato l’ estratto del libro di Hoeffer). Quello che però cercavo di dire è che a me sembra che certe analisi sulle capacità di creare un “credo” di massa del Trump di turno, mi pare che perdano un po’ di vista ciò che fonda la base materiale del consenso. Musk, Bezos e compagnia sono solo “veri credenti” o espressione di potenti interessi materiali? E in che misura il loro smisurato potere economico aiuta nel creare un “credo di massa”, al di là delle caratteristiche e “capacità” che deve possedere il Trump di turno per interpretarlo?
Trump è stato scelto a partire probabilmente dal 2016 come “ volano” da gruppi di interesse e potere che hanno intravisto in lui l’uomo giusto per la presa del potere. Anche i russi hanno fatto la loro scommessa su di lui. E la scommessa ha ripagato. Del restò anche Hitler arrivò al potere grazie a degli sponsor che in momenti diversi e per motivi diversi ritennero di poterlo usare e controllare. Il problema è che personaggi del genere sono al tempo stesso ricattabili, ma anche difficilmente controllabili, e a loro volta sono dei manipolatori. Inoltre il cerchio magico intorno a loro per quanto sia un nido di vipere dove nessuno si fida di nessuno e tutti fanno le scarpe a tutti, è al tempo stesso legato da un interesse comune a non perdere il potere che più passa il tempo e più linee rosse vengono oltrepassate, più viene cementato dalla complicità reciproca. Sicuramente la Casa Bianca vede più fazioni e interessi che si contendono il potere. Ma resta da capire se c’è davvero qualcuno in grado di controllare Trump, o fino a che punto gli permetteranno di spingersi.
Però così non si riesce ancora a vedere in cosa consista la peculiarità di Trump che lo fa apparire così “urtante” e anomalo ai nostri occhi.
I “volano”, intesi come personalità aggreganti rispetto a interessi consolidati, ci sono sempre stati e la casa bianca non è mai stata un convento di educande. Il “contenimento” è forse il problema più grande, ma in uno stato federale è un problema meno sentito. E nel mondo c’è chi non lo vuole contenere (Israele). Forse la vera “novità” di Trump che ce lo rende così ostico é che lui ci mette di fronte ad un’ America fatta da americani che non abbiamo visto arrivare. Il libro di Vance , Elegia americana, é al riguardo istruttivo.
Spot on👏🏻 riflessione davvero profonda e lucida, grazie infinite, gentile Sara. Proprio ieri ho visto pezzo di intervista fatta moltissimi anni fa a Charles Thomas Munger in cui l’acuto analista finanziario definiva ‘unsuitable’ DT come candidato presidenziale. Le qualita’ che lo rendevano inadeguato erano, secondo Munger, la sua’ vainglory’ e ‘ puffiness’.
C'è anche un altro elemento (anche se difficilmente verificabile) che confermerebbe la "spirale del giocatore". Ovvero la voce che Trump abbia chiesto al Generale Caine i codici nucleari e che (come parrebbe) abbia ricevuto un secco "no". La questione (anche se appunto basata su voci non verificabili) rientra appieno nella logica del giocatore d'azzardo sopradescritta. Ovvero il poter "alzare la posta" in maniera cosi' alta da impedire qualsiasi controreplica. Con le implicazioni devastanti che ne conseguono. Spero soltanto (se la voce fosse vera) che Trump non riesca a eliminare la "voce dissonante" su questa questione vitale sostituendo Caine con qualche "cane sciolto" fedele e obbediente perfino su questo argomento. Altrimenti siamo a livello dei peggiori incubi già profetizzati da Kubrick nel "Dottor Stranamore".
Dal punto di vista strettamente operativo è chiaramente improbabile perchè Caine non fa parte del processo "autorizzativo". E Johnson (il podcaster che ha diffuso questa voce) non è un qualcuno "affidabile". La questione è che "purtroppo", essendo Trump totalmente a corto di "conoscenze operative" sulla procedura, è magari possibile, che "tra i denti" gli sia effettivamente sfuggito qualcosa da qualche parte sulla questione nucleare. Magari non nelle forme descritte da Johnson, probabilmente riferite a "gossip vari e mormorii" sulla questione, sulla quale il podcaster ci ha chiaramente ricamato sopra. In ogni caso spero davvero che lei abbia ragione e che la questione non sia esistita affatto nemmeno a livello di gossip o chiaccherii vari.
Eppure c’è ancora chi vede un disegno dietro questo erratico modo di fare. Ultimo, Bini Smaghi nel suo libro: ne parla oggi Stefano Feltri.
A me sembra che lei, comandante, abbia delineato nel tempo (non mi sono perso nemmeno uno dei suoi scritti) un’analisi ben documentata e fondata. I madornali errori strategici parlano da soli.
Il fatto che il 37% dei cittadini americani approvi ancora l'operato di Trump non mi pare un dato incoraggiante e non riesco a capire come sia possibile.
Perché un'alternativa valida non c'è…Quindi piuttosto di Mamdani o simile, del loro wokismo, delle loro aperture verso gli immigrati, politiche DEI, ecc… preferiscono Trump.
C'è sempre da tener presente che anche i sondaggi non tengano conto della sussistenza di "elettori di bandiera" che votano a prescindere da qualsiasi logica di evidenza pur di continuare a sostenere le loro tesi precedenti e non "smentire sè stessi". E' però possibile che questi "elettori di bandiera" anzichè votare "contro", in realtà se ne rimangano a casa.
Grazie per questa ottima descrizione dei fatti e per il Suo personale punto di vista della situazione che condivido. Rimangono due domande alle quali non trovo risposta:
- com'era possibile che un personaggio che ben si conosceva, tra fallimenti imprenditoriali, condanne, scandali sessuali e palese mancanza di empatia potesse essere eletto due volte presidente degli USA?
- come si potrà uscire da questo empasse prima che questa amministrazione porta ulteriori danni al mondo, considerando che ne impeachment ne 25⁰ amendment non hanno reale chance di successo nemmeno dopo i midterms?
Poi, mi preoccupa che tutt'ora un terzo degli statunitensi lo sostiene ancora. Può sembrare una minoranza e lo è, ma visto come stiamo andando sono ancora tanti, troppi.
Tutti e tre gli aspetti che lei elenca si riferiscono a una conoscenza degli stati uniti che, pur avendo vissuto a lungo in quel paese, non mi sembra sufficiente per darle delle risposte. Vedremo in futuro se avremo idee più chiare.
Condivido - credo come tutti - le tue preoccupazioni per questo procedere erratico e senza senso di Trump. Ovvero: un procedere dettato dall'umoralità, dall'ego e da una visione comunicativa grossolana, buona giusto per "The Apprentice". Ciò detto vorrei segnalare che Trump confonde anche l'aspetto comunicativo e quello diplomatico. Annuncio dopo annuncio, schiaffone dopo calcione, contraddizione dopo insulto dopo marcia indietro, succede una cosa molto semplice: perdi la reputazione. Non esiste un indicatore possibile per la reputazione; il dato più prossimo sono i sondaggi che valgono però internamente, per il suo elettorato. Ma ormai - io credo - non c'è più nessuno al mondo che all'ennesima sparata di Trump non alzi gli occhi al cielo e non faccia gesti apotropaici. Questo calo reputazionale ha conseguenze pratiche, che in parte hai citato anche tu: la Cina manco gli risponde; gli europei cominciano a scrollare le spalle; il fatto che (forse) il solo Putin sia soddisfatto è perché Putin è alla frutta. Se questa mia riflessione è almeno in parte vera, il significato per Trump è una moltiplicazione dei suoi guai imminenti, perché non risolverà la crisi di Hormuz (anche gli iraniani hanno capito chi sia il TACO), non diminuirà le spese folli, non impedirà di mostrarsi senza missili (perché sprecati in Iran) nella prossima imminente crisi, non farà calare la benzina alla pompa e così via. Perché Trump strillerà come un ossesso, ma ormai non fa più paura. Ciò non significa che nella sua demenza non possa dare colpi di coda terribili ma ho un sospetto che sento avallato da voci di corridoio: quando Trump inciamperà davvero, e quando la misura sarà colma, il suo Vice tirerà fuori il coniglio dal cappello, l'unico possibile. Ma non è detto che ci troveremo meglio. Un caro saluto al Comandante che ci regala questi testi preziosi.
Grazie Comandante (lo so, sono in ritardo sulla lettura, ma niente di quanto ha scritto andrà perso, per quanto mi riguarda).
Grazie mille Comandante. Analisi sempre stimolanti.
Non mi abbandona l'immagine di Trump ridotto a ludopata condannato ad alzare la posta senza un minimo di senso di responsabilità.
Peggio: l'immagine di un ludopata che vede sé stesso come un dio guaritore e vendicativo.
Andrà a finire benissimo.
Post invecchiato benissimo, in 4 ore ha già preso note amarognole. Se bastavano due Ticonderoga a riaprire Hormuz, perché diamine aspettare? (non bastavano, e in ultima istanza bisogna convincere i Lloyd's, come lei ha ben spiegato). Ho come un sospetto che un tale ammiraglio e un tal generale a Mosca sarebbero già volati da una finestra.
Christopher Caldwell, nell'editoriale uscito ieri sul New York Times, fotografa la stessa dinamica in chiave di overextension imperiale: la guerra all'Iran ha trasformato il declino americano da processo gestibile in spartiacque storico, e gli Stati Uniti rischiano di perdere insieme reputazione, alleati e anima. Il Comandante descrive il fenomeno dall'angolo comportamentale, Caldwell dall'angolo strutturale. Letti uno dopo l'altro la domanda sorge spontanea (cit): ma cosa diavolo hanno votato gli americani?
ps. Caldwell è un paleocon della linea Claremont Institute, ovvero un esponente di quella destra americana isolazionista che aveva votato Trump per chiudere le guerre infinite e ora lo accusa di averne aperta una nuova.
Noi qui in provincia Italia li chiamiamo "caduti dal pero". Che sia una cultivar Claremont è ininfluente per noi verdurieri di provincia.
Credo che anche alla Claremont li chiamino allo stesso modo 😀
Grazie come sempre dell'aggiornamento. Interessanti le sue idee sulla sindrome da giocatore del Trump. Mi pare molto calzanti anche se da panico sapere che quello gioca a poker e la posta siamo noi.
Ma come ho accennato nel commento al suo articolo precedente, io spero (non "credo" ma "spero") che questo fenomeno Trump/maga sia una sorta di glitch nel continuum temporale della storia dell'Occidente e poi, passato il fenomeno, tutto rientrerà nel modello di Occidente che funziona bene o male da 80 anni. Torneremo a essere uniti contro i "cattivi" dell'oriente e indifferenti alle faide millenarie tra ebrei e musulmani. E non diventeremo pitoni cinesi anche se faremo, perchè no?, buoni affari con loro.
La mia, come detto, è solo una speranza ma ben supportata dalla termodinamica e teoria del caos che in breve dice che tutto tende alla minima energia. Mi spiego: la democrazia occidentale può essere vista come un modello di sistema fisico a cui si tende naturalmente se non si apporta energia al sistema (come invece avviene per mantenere una dittatura).
Non so se mi sono spiegato in poche righe ma davvero, se ci pensiamo quando un sistema fisico (qui nell'esempio uno Stato) collassa e perde tutte le regole imposte e prima mantenute con apporto di energia, in termodinamica si dice che va in caos (e in politica anche). La perdita delle regole imposte con apporto di energia da uno (es. un dittatore) ne fa sorgere altre suggerite naturalmente dalla massa del popolo in rivolta, cioè dalla maggioranza (se non fosse maggioranza non ci sarebbe rivolta).
Quando queste nuove leggi della maggioranza, sorte senza imposizione (cioè senza apporto energetico del dittatore) vengono sancite e scritte, ciò si chiama democrazia.
Quindi la democrazia è lo status termodinamico naturale a minima energia a cui ogni sistema e ogni popolazione tende se non vuole apportare la fatica di dominare tipica dei dittatori (che poi, quando esauriscono la loro carica, vengono normalmente uccisi).
Sono fuori di zucca? Devo cercare un medico di quelli bravi? O solo spero nelle uniche leggi che non tradiscono mai: quelle della fisica!
Qualcuno aveva commentato che Trump gioca a poker e gli iraniani giocano a scacchi. Calzante.
Mancava la variabile abilità che dà quattro scenari possibili:
1) Abile contro abile
2) Schiappa contro schiappa
3) Schiappa contro abile
4) Abile contro schiappa
Se poi inseriamo il fattore tempo, il fattore culo, il fattore sfiga e il fattore budget, la questione diventa davvero complessa.
In realtà, la mia formazione scientifica, mi consente di apprezzare in maniera consistente la sua analogia e, in linea di massima, credo che lei abbia forzato delle premesse, il che rende il discorso scientificamente zoppicante, ma dal punto di vista retorico ci sta e mi sono divertito a leggere il suo commento. Volendo continuare il gioco, mi permetto di osservare che lei ha trascurato una variabile essenziale nella sua descrizione del sistema. il tempo. E' possibile che l'evoluzione fenomenologica sia quella che lei descrive, ma si estenda con tempi non compatibili con gli equilibri interni ed esterni di una potenza centrale come gli Stati Uniti. Grazie Andrea, ogni tanto piace leggere qualcosa che attiene al nostro spirito di scienziati prestati alla vile cronaca delle debolezze umane 🙂
Eh... già la mia tesi zoppica (e ovvio era tutto un po' per ridere), se poi ci aggiungevo anche una variabile come il tempo... beh... avrei dovuto scomodare Edward Lorenz in persona! 😅 ma ci penserò. Grazie.
Grazie Comandante. Come sempre dritto al punto. La metafora del giocatore d’azzardo che più perde più si ostina a rilanciare è calzante, soprattutto se partiamo dalla considerazione che a motivarlo non c’è soltanto la fantasia di avere ancora il controllo della situazione e di poter vincere ( che si manifesta anche nel giochino ripetuto degli annunci fatti prima dell’apertura delle borse) ma anche la disperazione di chi continua a giocare perché non ha un’altra via di uscita. Trump è entrato da tempo in una spirale distruttiva. È come una stella collassata che si è trasformata in un buco nero: può solo diventare più grande e più distruttivo. Se lasciamo fare a lui andrà in escalation continua e punterà a finire col botto, cercando di trascinare ogni cosa con lui. E questo vale anche per Vance e Rubio: leggo che molti discutono sul fatto che l’invio di Rubio in Vaticano indichi lui come successore designato per il 2028, al posto di Vance. Un narcisista maligno non è interessato ad avere una legacy: odia l’idea che qualcuno possa prendere il suo posto. Il dopo di lui è semplicemente impensabile e lo riempie di rabbia e paura. Quindi Sta giocando con Vance e Rubio in modo piuttosto sadico, allo scopo di umiliarli e testare il loro grado di sudditanza, ma l’unico fine è l’esercizio del potere, che segue il copione già sperimentato nel format The Apprentice. Trump vuole probabilmente che Rubio sia costretto a dichiarare la propria lealtà a lui e rinnegare la propria devozione verso il Papa davanti al mondo, come già ha dovuto fare Vance. Di sicuro, se alla Casa Bianca c’è qualcuno che desidera ricucire i rapporti con la Chiesa o con la Meloni, non è Trump. Questa è la vera incognita: c’è ancora qualcuno nell’amministrazione USA o nel l’esercito che è disposto a rischiare e ha la volontà e il potere necessari per arginare Trump e per cercare di costruire delle via di uscita?
Personalmente, quello che avverto come urtante e anomalo in Trump ha a che fare con il fatto che è un narcisista maligno: il che lo rende incapace di empatia, di umorismo ( la cattiveria e la volgarità con cui gode nel ridicolizzare bullizzare e insultare gli altri non hanno niente a che fare con l’umorismo) o anche semplicemente di normali sentimentali umani. La nostra psiche reagisce comunicando un disagio profondo come segnale di pericolo quando incontriamo questo tipo di personalità
Sono tutte considerazioni molto interessanti. Ma mi chiedo perché in (quasi) tutte le analisi su Trump e il suo movimento manca sempre un dato: i milioni di americani che lo hanno votato. Trump é una scheggia impazzita o é un “intellettuale organico” di un’America che vogliamo rimuovere?
Storici politologi e psicologi per decenni hanno indagato e analizzato i motivi per cui personaggi come Trump giungono al potere grazie al voto nei sistemi democratici. Il caso di Hitler è stato particolarmente indagato. Un testo sempre attuale per capire le motivazioni di chi “crede” a personaggi come Trump, è “Il vero credente “ di Hoeffer. Su Trump in particolare però invito a leggere i saggi che analizzano il suo rapporto con il popolo MAGA all’interno del “The dangerous case of Donald Trump “ di Bandy X Lee. Bandy X Lee scrive anche qui su substack e spiega molto bene perché personaggi come Trump da una parte siano naturalmente attratte dal potere politico, dall’altra siano in grado di esercitare un fortissimo ascendente ( lei parla addirittura di contagio psichico) sulle persone.
Grazie per i consigli di lettura ( ho già scaricato l’ estratto del libro di Hoeffer). Quello che però cercavo di dire è che a me sembra che certe analisi sulle capacità di creare un “credo” di massa del Trump di turno, mi pare che perdano un po’ di vista ciò che fonda la base materiale del consenso. Musk, Bezos e compagnia sono solo “veri credenti” o espressione di potenti interessi materiali? E in che misura il loro smisurato potere economico aiuta nel creare un “credo di massa”, al di là delle caratteristiche e “capacità” che deve possedere il Trump di turno per interpretarlo?
Trump è stato scelto a partire probabilmente dal 2016 come “ volano” da gruppi di interesse e potere che hanno intravisto in lui l’uomo giusto per la presa del potere. Anche i russi hanno fatto la loro scommessa su di lui. E la scommessa ha ripagato. Del restò anche Hitler arrivò al potere grazie a degli sponsor che in momenti diversi e per motivi diversi ritennero di poterlo usare e controllare. Il problema è che personaggi del genere sono al tempo stesso ricattabili, ma anche difficilmente controllabili, e a loro volta sono dei manipolatori. Inoltre il cerchio magico intorno a loro per quanto sia un nido di vipere dove nessuno si fida di nessuno e tutti fanno le scarpe a tutti, è al tempo stesso legato da un interesse comune a non perdere il potere che più passa il tempo e più linee rosse vengono oltrepassate, più viene cementato dalla complicità reciproca. Sicuramente la Casa Bianca vede più fazioni e interessi che si contendono il potere. Ma resta da capire se c’è davvero qualcuno in grado di controllare Trump, o fino a che punto gli permetteranno di spingersi.
Però così non si riesce ancora a vedere in cosa consista la peculiarità di Trump che lo fa apparire così “urtante” e anomalo ai nostri occhi.
I “volano”, intesi come personalità aggreganti rispetto a interessi consolidati, ci sono sempre stati e la casa bianca non è mai stata un convento di educande. Il “contenimento” è forse il problema più grande, ma in uno stato federale è un problema meno sentito. E nel mondo c’è chi non lo vuole contenere (Israele). Forse la vera “novità” di Trump che ce lo rende così ostico é che lui ci mette di fronte ad un’ America fatta da americani che non abbiamo visto arrivare. Il libro di Vance , Elegia americana, é al riguardo istruttivo.
Spot on👏🏻 riflessione davvero profonda e lucida, grazie infinite, gentile Sara. Proprio ieri ho visto pezzo di intervista fatta moltissimi anni fa a Charles Thomas Munger in cui l’acuto analista finanziario definiva ‘unsuitable’ DT come candidato presidenziale. Le qualita’ che lo rendevano inadeguato erano, secondo Munger, la sua’ vainglory’ e ‘ puffiness’.
Le sue sono belle e stimolanti osservazioni Sara, mi forniscono una chiave di lettura che cercherò di sviluppare nelle mie future analisi. Grazie.
Le leggerò con molto
Interesse 🤗
C'è anche un altro elemento (anche se difficilmente verificabile) che confermerebbe la "spirale del giocatore". Ovvero la voce che Trump abbia chiesto al Generale Caine i codici nucleari e che (come parrebbe) abbia ricevuto un secco "no". La questione (anche se appunto basata su voci non verificabili) rientra appieno nella logica del giocatore d'azzardo sopradescritta. Ovvero il poter "alzare la posta" in maniera cosi' alta da impedire qualsiasi controreplica. Con le implicazioni devastanti che ne conseguono. Spero soltanto (se la voce fosse vera) che Trump non riesca a eliminare la "voce dissonante" su questa questione vitale sostituendo Caine con qualche "cane sciolto" fedele e obbediente perfino su questo argomento. Altrimenti siamo a livello dei peggiori incubi già profetizzati da Kubrick nel "Dottor Stranamore".
Il meccanismo che lei descrive mi sembra improbabile
Dal punto di vista strettamente operativo è chiaramente improbabile perchè Caine non fa parte del processo "autorizzativo". E Johnson (il podcaster che ha diffuso questa voce) non è un qualcuno "affidabile". La questione è che "purtroppo", essendo Trump totalmente a corto di "conoscenze operative" sulla procedura, è magari possibile, che "tra i denti" gli sia effettivamente sfuggito qualcosa da qualche parte sulla questione nucleare. Magari non nelle forme descritte da Johnson, probabilmente riferite a "gossip vari e mormorii" sulla questione, sulla quale il podcaster ci ha chiaramente ricamato sopra. In ogni caso spero davvero che lei abbia ragione e che la questione non sia esistita affatto nemmeno a livello di gossip o chiaccherii vari.
Eppure c’è ancora chi vede un disegno dietro questo erratico modo di fare. Ultimo, Bini Smaghi nel suo libro: ne parla oggi Stefano Feltri.
A me sembra che lei, comandante, abbia delineato nel tempo (non mi sono perso nemmeno uno dei suoi scritti) un’analisi ben documentata e fondata. I madornali errori strategici parlano da soli.
Siamo sempre nel campo dell'opinione. Io, quando la esprimo, la separo dai fatti. Altri, spesso, non lo fanno.
Il fatto che il 37% dei cittadini americani approvi ancora l'operato di Trump non mi pare un dato incoraggiante e non riesco a capire come sia possibile.
Perché un'alternativa valida non c'è…Quindi piuttosto di Mamdani o simile, del loro wokismo, delle loro aperture verso gli immigrati, politiche DEI, ecc… preferiscono Trump.
Non lo è infatti.
C'è sempre da tener presente che anche i sondaggi non tengano conto della sussistenza di "elettori di bandiera" che votano a prescindere da qualsiasi logica di evidenza pur di continuare a sostenere le loro tesi precedenti e non "smentire sè stessi". E' però possibile che questi "elettori di bandiera" anzichè votare "contro", in realtà se ne rimangano a casa.
Grazie per questa ottima descrizione dei fatti e per il Suo personale punto di vista della situazione che condivido. Rimangono due domande alle quali non trovo risposta:
- com'era possibile che un personaggio che ben si conosceva, tra fallimenti imprenditoriali, condanne, scandali sessuali e palese mancanza di empatia potesse essere eletto due volte presidente degli USA?
- come si potrà uscire da questo empasse prima che questa amministrazione porta ulteriori danni al mondo, considerando che ne impeachment ne 25⁰ amendment non hanno reale chance di successo nemmeno dopo i midterms?
Poi, mi preoccupa che tutt'ora un terzo degli statunitensi lo sostiene ancora. Può sembrare una minoranza e lo è, ma visto come stiamo andando sono ancora tanti, troppi.
Tutti e tre gli aspetti che lei elenca si riferiscono a una conoscenza degli stati uniti che, pur avendo vissuto a lungo in quel paese, non mi sembra sufficiente per darle delle risposte. Vedremo in futuro se avremo idee più chiare.
Condivido - credo come tutti - le tue preoccupazioni per questo procedere erratico e senza senso di Trump. Ovvero: un procedere dettato dall'umoralità, dall'ego e da una visione comunicativa grossolana, buona giusto per "The Apprentice". Ciò detto vorrei segnalare che Trump confonde anche l'aspetto comunicativo e quello diplomatico. Annuncio dopo annuncio, schiaffone dopo calcione, contraddizione dopo insulto dopo marcia indietro, succede una cosa molto semplice: perdi la reputazione. Non esiste un indicatore possibile per la reputazione; il dato più prossimo sono i sondaggi che valgono però internamente, per il suo elettorato. Ma ormai - io credo - non c'è più nessuno al mondo che all'ennesima sparata di Trump non alzi gli occhi al cielo e non faccia gesti apotropaici. Questo calo reputazionale ha conseguenze pratiche, che in parte hai citato anche tu: la Cina manco gli risponde; gli europei cominciano a scrollare le spalle; il fatto che (forse) il solo Putin sia soddisfatto è perché Putin è alla frutta. Se questa mia riflessione è almeno in parte vera, il significato per Trump è una moltiplicazione dei suoi guai imminenti, perché non risolverà la crisi di Hormuz (anche gli iraniani hanno capito chi sia il TACO), non diminuirà le spese folli, non impedirà di mostrarsi senza missili (perché sprecati in Iran) nella prossima imminente crisi, non farà calare la benzina alla pompa e così via. Perché Trump strillerà come un ossesso, ma ormai non fa più paura. Ciò non significa che nella sua demenza non possa dare colpi di coda terribili ma ho un sospetto che sento avallato da voci di corridoio: quando Trump inciamperà davvero, e quando la misura sarà colma, il suo Vice tirerà fuori il coniglio dal cappello, l'unico possibile. Ma non è detto che ci troveremo meglio. Un caro saluto al Comandante che ci regala questi testi preziosi.
Vedremo. Grazie.