Un lavoro gigantesco di divulgazione, persino troppo per le mie scarse capacità di comprensione delle contorsioni delle menti criminali iraniane. Aggiungo solo come testimonianza, il caso dei versetti satanici e della fatwa lanciata su Salman Rushdie, sfociata poi nell'attacco che gli è costato un occhio e un lungo periodo di tempo per riprendersi dalle ferite. Sono dei mostri
Grazie Comandante, interessante come sempre. Mi piacerebbe approfondire i segnali concreti che le farnno dire che in Italia non siamo più nel campo della vulnerabilità astratta, ma in quello di una minaccia operativa; e magari capire quali (se ci sono) i target principali, oltre agli ovvi comunità ebraiche/israeliane, dissidenti iraniani, infrastrutture, porti e logistica.
L’ottima analisi di Kommander61 costituisce un contributo solido e ben argomentato alla comprensione di una minaccia che il dibattito pubblico europeo continua a trattare con insufficiente sistematicità. A ulteriore avvaloramento della tesi centrale dell’analisi, e in particolare dell’argomento relativo alla penetrazione delle reti criminali europee da parte delle strutture dello Stato iraniano, vale la pena richiamare un caso giudiziario che, per la sua concretezza e per la qualità delle prove emerse in sede processuale, costituisce forse la più nitida conferma empirica disponibile ad oggi nell’Europa occidentale. Nel settembre 2023 la Joint Task Force irlandese intercettò al largo delle coste della contea di Cork la MV Matthew, una nave da carico bulk di bandiera panamense, sequestrando 2,2 tonnellate di cocaina dal valore stimato di 157 milioni di euro. Nel luglio 2025, al termine del processo, otto uomini furono condannati complessivamente a 129 anni di reclusione. Tra loro figuravano due cittadini iraniani: Soheil Jelveh, ex comandante della nave, condannato a 17,5 anni, e Saeid Hassani, ufficiale senior di macchina, condannato a 15 anni. Il tribunale ascoltò testimonianze circostanziate sull’esistenza di un significativo nexus iraniano nell’operazione, con un coordinatore identificato in Mehdi Bordbar (alias “Captain Noah”) operante da Dubai e ritenuto vicino a Hezbollah.
Ciò che rende questo caso particolarmente rilevante ai fini dell’analisi non è tanto il sequestro in sé, quanto la rete di connessioni che le indagini hanno portato alla luce. La polizia irlandese ha dichiarato nell’agosto 2025 di disporre di prove dirette di legami commerciali tra la criminalità organizzata nei Paesi Bassi, riconducibile al Kinahan Organised Crime Group, e strutture societarie localizzate in Iran. Il cartello Kinahan, la principale organizzazione criminale irlandese con base operativa a Dubai e una ricchezza stimata tra uno e un miliardo e mezzo di euro, risultava dunque non solo partecipe della logistica del traffico di droga, ma intrecciato con controparti finanziarie iraniane già documentate dal Dipartimento del Tesoro americano. La DEA aveva peraltro già accertato che il cartello riciclava denaro sull’isola iraniana di Kish, zona franca a regime finanziario permissivo. A completare il quadro, un precedente risalente al 2016 aveva già mostrato la stessa rete in funzione per uno scopo radicalmente diverso: Naoufal Fassih, criminale olandese-marocchino arrestato in un appartamento di proprietà dei Kinahan a Dublino, fu estradato nei Paesi Bassi nell’ambito di un procedimento per l’omicidio di Mohammad Reza Kolahi Samadi, dissidente iraniano condannato a morte dal regime e ucciso ad Amsterdam su quello che le autorità olandesi ritengono fosse un mandato diretto di Teheran.
Il caso MV Matthew illustra con rara precisione il modello a tre livelli descritto dall’analisi di Kommander61: la direzione operativa di matrice iraniana (con personale di Hezbollah nella funzione di coordinamento intermedio) si avvale di una rete criminale transnazionale (Kinahan, Mocro Mafia, intermediari venezuelani e del cartello di Sinaloa) che a sua volta impiega esecutori locali intercambiabili. La medesima infrastruttura che gestisce il narcotraffico può essere mobilitata (e in almeno un caso documentato è stata) per operazioni di eliminazione fisica commissionate dal regime. Questa sovrapposizione di funzioni tra logistica criminale e strumento di Stato è precisamente ciò che rende la minaccia così difficile da contenere con gli strumenti tradizionali dell’antiterrorismo, e che conferma in pieno le valutazioni di Kommander61: non si tratta di criminali che occasionalmente incrociano gli interessi di Teheran, ma di reti strutturalmente disponibili a servire mandanti diversi (cartelli, regimi, servizi) a seconda della committenza e del prezzo.
Grazie Comandante, e complimenti per come utilizza questo strumento per dispiegare le sue conoscenze specifiche; era da un po' di tempo che leggevo un contributo così ben scritto e multifocale su diversi layers interpretativi. grazie.
Grazie mille per il suo impegno nell' informarci senza condizionamenti e in piena libertà non a mezzo di comode e preziose poltrone dei principali maistream
C’è poco da stare allegri. Spero che tutti aprano gli occhi. Qualche timido segnale c’è, persino nell’Italia proverbialmente incline a tenere il piede in dodici scarpe…
Aggiungendo la quantità enorme di islamici (più o meno radicalizzati) presente in Europa ne consegue che l’attenzione debba essere massima
Grazie Comandante
Quello che rende importante il suo lavoro è la capacità di dare una struttura comprensibile a informazioni apparentemente scorrelate.
Di questo non possiamo che essere grati.
La modalità d'uso di proxy locali, con plausibile negabilità, pare piaccia anche ai servizi russi. A volte le coincidenze...
Un lavoro notevole! Grazie 💪🏻
Un lavoro gigantesco di divulgazione, persino troppo per le mie scarse capacità di comprensione delle contorsioni delle menti criminali iraniane. Aggiungo solo come testimonianza, il caso dei versetti satanici e della fatwa lanciata su Salman Rushdie, sfociata poi nell'attacco che gli è costato un occhio e un lungo periodo di tempo per riprendersi dalle ferite. Sono dei mostri
Ho rinunciato alla solita uscita in bici.
E ho fatto bene. La lettura è stata impegnativa ma ne è valsa la pena.
Un’analisi che chi di dovere dovrebbe fare ma non sa fare .
Grazie e buon lavoro.
va bene dai. Spero che ne sia valsa la pena.
Analisi molto molto interessante.
Pochi ricordano pure i fatti più clamorosi; la Fatwa su Rushdie (e persone a lui collegate).
Le sua analisi richiedono non solo una lettura, ma anche due o tre.
Grazie per aiutarci a capire un po’ di più in questo difficile ginepraio.
Domani interrogo.
Grazie per un pochino di ironia tra tanta disperazione.
Grazie Comandante, interessante come sempre. Mi piacerebbe approfondire i segnali concreti che le farnno dire che in Italia non siamo più nel campo della vulnerabilità astratta, ma in quello di una minaccia operativa; e magari capire quali (se ci sono) i target principali, oltre agli ovvi comunità ebraiche/israeliane, dissidenti iraniani, infrastrutture, porti e logistica.
Sto lavorando a dare struttura e validazione a segnali che mi sono stati riferiti.
Grazie Comandante! Articolo illuminante e istruttivo!
Bene.
L’ottima analisi di Kommander61 costituisce un contributo solido e ben argomentato alla comprensione di una minaccia che il dibattito pubblico europeo continua a trattare con insufficiente sistematicità. A ulteriore avvaloramento della tesi centrale dell’analisi, e in particolare dell’argomento relativo alla penetrazione delle reti criminali europee da parte delle strutture dello Stato iraniano, vale la pena richiamare un caso giudiziario che, per la sua concretezza e per la qualità delle prove emerse in sede processuale, costituisce forse la più nitida conferma empirica disponibile ad oggi nell’Europa occidentale. Nel settembre 2023 la Joint Task Force irlandese intercettò al largo delle coste della contea di Cork la MV Matthew, una nave da carico bulk di bandiera panamense, sequestrando 2,2 tonnellate di cocaina dal valore stimato di 157 milioni di euro. Nel luglio 2025, al termine del processo, otto uomini furono condannati complessivamente a 129 anni di reclusione. Tra loro figuravano due cittadini iraniani: Soheil Jelveh, ex comandante della nave, condannato a 17,5 anni, e Saeid Hassani, ufficiale senior di macchina, condannato a 15 anni. Il tribunale ascoltò testimonianze circostanziate sull’esistenza di un significativo nexus iraniano nell’operazione, con un coordinatore identificato in Mehdi Bordbar (alias “Captain Noah”) operante da Dubai e ritenuto vicino a Hezbollah.
Ciò che rende questo caso particolarmente rilevante ai fini dell’analisi non è tanto il sequestro in sé, quanto la rete di connessioni che le indagini hanno portato alla luce. La polizia irlandese ha dichiarato nell’agosto 2025 di disporre di prove dirette di legami commerciali tra la criminalità organizzata nei Paesi Bassi, riconducibile al Kinahan Organised Crime Group, e strutture societarie localizzate in Iran. Il cartello Kinahan, la principale organizzazione criminale irlandese con base operativa a Dubai e una ricchezza stimata tra uno e un miliardo e mezzo di euro, risultava dunque non solo partecipe della logistica del traffico di droga, ma intrecciato con controparti finanziarie iraniane già documentate dal Dipartimento del Tesoro americano. La DEA aveva peraltro già accertato che il cartello riciclava denaro sull’isola iraniana di Kish, zona franca a regime finanziario permissivo. A completare il quadro, un precedente risalente al 2016 aveva già mostrato la stessa rete in funzione per uno scopo radicalmente diverso: Naoufal Fassih, criminale olandese-marocchino arrestato in un appartamento di proprietà dei Kinahan a Dublino, fu estradato nei Paesi Bassi nell’ambito di un procedimento per l’omicidio di Mohammad Reza Kolahi Samadi, dissidente iraniano condannato a morte dal regime e ucciso ad Amsterdam su quello che le autorità olandesi ritengono fosse un mandato diretto di Teheran.
Il caso MV Matthew illustra con rara precisione il modello a tre livelli descritto dall’analisi di Kommander61: la direzione operativa di matrice iraniana (con personale di Hezbollah nella funzione di coordinamento intermedio) si avvale di una rete criminale transnazionale (Kinahan, Mocro Mafia, intermediari venezuelani e del cartello di Sinaloa) che a sua volta impiega esecutori locali intercambiabili. La medesima infrastruttura che gestisce il narcotraffico può essere mobilitata (e in almeno un caso documentato è stata) per operazioni di eliminazione fisica commissionate dal regime. Questa sovrapposizione di funzioni tra logistica criminale e strumento di Stato è precisamente ciò che rende la minaccia così difficile da contenere con gli strumenti tradizionali dell’antiterrorismo, e che conferma in pieno le valutazioni di Kommander61: non si tratta di criminali che occasionalmente incrociano gli interessi di Teheran, ma di reti strutturalmente disponibili a servire mandanti diversi (cartelli, regimi, servizi) a seconda della committenza e del prezzo.
Grazie Comandante, e complimenti per come utilizza questo strumento per dispiegare le sue conoscenze specifiche; era da un po' di tempo che leggevo un contributo così ben scritto e multifocale su diversi layers interpretativi. grazie.
Grazie a lei.
Grazie mille per il suo impegno nell' informarci senza condizionamenti e in piena libertà non a mezzo di comode e preziose poltrone dei principali maistream
🙂
C’è poco da stare allegri. Spero che tutti aprano gli occhi. Qualche timido segnale c’è, persino nell’Italia proverbialmente incline a tenere il piede in dodici scarpe…
Speriamo.
Grazie Comandante per essersi reso disponibile a fare tutto questo lavoro per farci comprendere meglio questi tempi difficili!!!🫂
Prego. 🙂