Intanto grazie Comandante, mi ha catapultato in un campo di battaglia, anche se ne avrei fatto volentieri a meno :)
Io però ho delle sensazioni, o almeno ho due punti secondo me che potrebbero diventare variabili importanti: il primo è la funzione coercitiva dell'attacco in virtù di un negoziato o magari di un vero accordo; il secondo è la variabile nucleare, considerando che i pasdaran operano a strati e ognuno ha i propri compiti, ma senza nessuno che li coordina - perché continuiamo a presumere che la linea di comando sia tecnicamente decapitata - agirebbero per pura sopravvivenza.
Sul primo punto: la logica coercitiva funziona quando l'avversario può cedere senza perdere la faccia. Un'occupazione di Kharg, anche breve, trasforma qualsiasi concessione iraniana in resa sotto occupazione militare straniera. Non esiste leadership iraniana che sopravviva politicamente a quell'immagine, e questo vale ancora di più in un regime che ha costruito quarant'anni di legittimità sulla resistenza all'imperialismo americano. La leva più è efficace militarmente, meno è spendibile diplomaticamente. In pratica diventa una trappola. L'accordo, se c'è, va firmato prima dello sbarco, non dopo.
Sul secondo: i Pasdaran non sono un monolite, sono una federazione di strutture regionali con catene logistiche proprie, depositi propri e una tradizione operativa che non ha mai dipeso interamente dal centro per le decisioni tattiche. Finché il centro esisteva, quella autonomia aveva un limite, ma oggi il centro è una seconda fila nominata in emergenza. Il momento di massima pressione militare su Kharg coincide esattamente con il momento di minima capacità di controllo centralizzato sul materiale che rendeva l'Iran una minaccia nucleare. Una divisione regionale dei Pasdaran che si trova sotto pressione esistenziale, senza ordini coordinati dall'alto, non ragiona in termini strategici, ragiona in termini di sopravvivenza immediata. E in quei termini, il materiale fissile non è un problema da custodire, è una risorsa da usare.
E però, ovviamente anche questo potrebbe essere un azzardo perché effettivamente non sappiamo quanto materiale fissile sia rimasto nei bunker, al 90 o al 60% che sia, e non sappiamo, soprattutto, se hanno una qualche bomba sporca pronta a lanciare sull'isola. Se l'Iran ne avesse una, o anche solo la capacità di costruirne una rapidamente, sarebbe esattamente il tipo di arma che una struttura regionale dei Pasdaran in modalità sopravvivenza potrebbe considerare, perché il suo valore non è militare ma psicologico e politico: paralizza città, satura i media, e trasforma il calcolo politico americano nel giro di ore.
Scusi se mi sono dilungato troppo, ma i suoi post mi fanno considerare un sacco di alternative e variabili possibili.
No, io la ringrazio. Certo, le sue osservazioni sono sicuramente corrette, ma in questo post ho cercato di esplicitare più che altro il quadro militare. Analisi più sofisticate saranno più disponibili man mano che la situazione evolverà.
È possibile l’innesco di una competizione intestina tra diverse fazioni regionali proprio per il controllo delle risorse, di qualunque natura esse siano, necessarie a conservare il peso politico/militare oltre che in ultima analisi la propria sopravvivenza vera e propria?
Tutto è possibile, però se così fosse potremmo dedurre che il cerchio di cui parlavo non esiste più. Ho ancora molti dubbi a proposito, ci sto lavorando.
Petrolio, il core del conflitto. Materia prima che muove tutto. Per un' attimo provate a immaginare al Medio Oriente senza questa risorsa. Un' arida distesa forse ancora sottosviluppata, forse. In questo Risiko è l'arma che ha il peso ed efficacia maggiore per chi lo controlla. Si riapre il flusso, l' offerta risale e il prezzo scende, le economie globali respirano, si chiude il rubinetto tutto al contrario. La minaccia di interrompere la continuità regolare di questo flusso è lo strumento coercitivo di negoziazione. Lo sappiamo da sempre, ma nel continente dei chiacchieroni, cambiare vuol dire interrompere i privilegi di molti, quindi lasciamo tutto come sempre e rimandiamo al futuro il problema, qualcuno ne pagherà il prezzo i soliti noti, ma questo è altro tema. A questo punto se da un lato Israele sembra giocare una partita esistenziale, dall' altro lato ci si concentra su obiettivi di natura geopolitica ed economica e di leadership personale. Tuttavia così come illustrato in questo magistrale articolo sembra che l'irrazionale narcisismo presidenziale abbia lasciato spazio ad una certa professionalità dell' arte militare di cui gli USA non sono proprio gli ultimi arrivati. Quello che mi chiedo è se i guardiani della rivoluzione siano veramente disposti a correre il rischio dell'escalation estrema a tutti i costi, spinti dall' esasperata ideologia, con il prezzo immenso da pagare della potenziale distruzione totale di tutto quello che è in essere sull'isola da parte degli statunitensi perso per perso. In tutto questo trambusto, i pochi che frequentano le stanze informate sfornano senza rischi badilate di dollari. Grazie Comandante
Grazie a lei che ha colto un cambio di passo importante. Sembra che i tecnici siano entrati in azione e questa è una buona notizia per la pace. La guerra può essere fermata solo se chi la combatte sa cosa fa. Sul regime iraniano, credo che la motivazione sia alta. Sono persone che in un paese democratico o sotto il controllo di una forza avversaria verrebbero probabilmente impiccare una per una. Mi sa che venderanno cara la pelle.
Sig. Kommander61,una domanda che mi faccio spesso. Quanto e in che proporzioni incidono queste guerre con la geopolitica,l'economia,la religione,la morale,la politica degli stati. Mi sembra che l'intreccio sia così importante è determinante. Mi chiedo l'umanità può pensare di sopravvivere a se stessa con situazioni che ci potrebbero portare alla catastrofe,cosa che stando al clima e all'inquinamento sono già certezza. Mai ho vissuto una situazione kafkiana,dove la scienza-IA-Umanoidi, ci possono far vivere a lungo e gli umani invece si autodistruggono. Grazie per i suoi preziosi suggerimenti e le auguro salute a lei e figlia.
Grazie a lei. Purtroppo non ho risposte per le sue domande. Io sono un tecnico. La mia cultura è operativa. Le domande che lei fa vanno poste a livelli più alti. Sociologi, filosofi, umanisti, teologi, religiosi. Io mi fermo poco sopra il terra terra. Mi spiace.
Saranno terra terra come le chiama lei,ma io le trovo illuminanti e concrete e forse contengono risposte Ad esempio quando lei parla di libano e delle tante anime religiose,si fa per dire, le solleva tante curiosità. Grazie per il lavoro che fa, x me utilissimo🙏👍💪💪
Che angoscia. Mentre leggevo mi sembrava di vedere il caos e il sangue e la paura di uno sbarco e ho provato un senso di angoscia. Poi ho pensato che quel sangue e quel caos scaturiscono non già da inarrestabili forze storiche ma dalla mente egocentrica e infantile di un singolo individuo a migliaia di chilometri di distanza, appassionato di golf e di ragazzine, che non ha mai fatto il militare, e che in un anno come POTUS ha triplicato il suo patrimonio. E quell'angoscia è diventata, in me, disperazione.
Voglio ringraziare te Comandante e anche le persone che qui lasciano commenti arricchendo le tue analisi e soprattutto chi come me non ha familiarità con la geopolitica militare.
Comandante, si può fare una stima dell’ordine di grandezza delle perdite che gli USA subirebbero occupando Kharg? Ieri una candidata democratica - lo ripeto democratica - ha vinto le elezioni suppletive nel distretto di Mar-a-Lago, che per il biondino è come dire casa. Nel 2024 i Repubblicani lì avevano vinto con 19 punti di vantaggio. Al di là dei sondaggi o del sentiment che si può percepire sui social, questo è un risultato che parla forte e chiaro: il castello messo in piedi negli ultimi dieci anni da Trump & Co. sta crollando a picconate. L’occupazione militare di Kharg, soprattutto se si trasformasse in un bagno di sangue, sarebbe un suicidio politico. Sempre che le elezioni di mid-term si svolgano regolarmente.
Non me la prendo - ci mancherebbe - il fatto che lei lavori con i dati è chiaro come il Sole. Immagino però che una stima delle possibili perdite faccia parte della pianificazione di un’azione militare. O no? Sempre grazie.
Domanda, non è possibile ipotizzare che l'Iran possa minare tutto lo specchio antistante l'isola per evitare o limitare fortemente l'eventuale (si spera) sbarco anfibio?
Grazie Comandante. Ok, prendono Kharg e stringono l'Iran al collo. Ma IRGC molla? Se si , dopo quanto tempo? Non sarebbe meglio prendere le isolette che governano Hormuz (tra cui la principale che isoletta non è)? Il problema del naviglio veloce, ovvero i "droni di mare" è stato, così come per i droni volanti, ampiamente sottovalutato. D'altronde il loro contrasto non porterebbe soldi all'industria bellica americana: Raytheon, Lockheed Martin e affini 🤷
diciamo che mancando di intelligence primaria, tendo a fidarmi delle scelte dei professionisti. sempre che siano quelle che stiamo ipotizzando. magari ha ragione lei e fanno diversamente. vedremo.
Inoltre, mi risulta che l'Iran abbia una flotta di sommergibili, 3 pesanti di classe Kilo russa, 14/17 leggeri (da acque basse) tipo Ghadir e 1 o 2 di classe Fateh (intermedi).
Sa se queste unità siano rimaste operative, perchè è chiaro che in caso di tentativo di sbarco anfibio (e non solo via paracadutisti) queste unità potrebbero svolgere un ruolo decisivo. Sa anche se a livello sommergibili siano presenti nel teatro anche unità statunitensi per appunto il livello di contrasto a questi mezzi?
Si suppone che i sottomarini iraniani non siano in condizione operativa atta al combattimento. Inoltre, la capacità antisommegibile americana è tale da esporli a rischi altissimi.
Grazie Comandante, come le altre questa analisi mette in fila dei fatti che possono sfuggire nel flusso continuo delle notizie, e aprono un mondo di scenari. Purtroppo l'imprevedibilità del decisore politico e gli obiettivi del secondo (o primo) attore nel teatro non fanno sperare per il meglio...
È sempre un piacere leggere le sue sempre puntuali analisi. La competenza è un asset strategico troppo spesso ignorato.
ci può giurare.
Intanto grazie Comandante, mi ha catapultato in un campo di battaglia, anche se ne avrei fatto volentieri a meno :)
Io però ho delle sensazioni, o almeno ho due punti secondo me che potrebbero diventare variabili importanti: il primo è la funzione coercitiva dell'attacco in virtù di un negoziato o magari di un vero accordo; il secondo è la variabile nucleare, considerando che i pasdaran operano a strati e ognuno ha i propri compiti, ma senza nessuno che li coordina - perché continuiamo a presumere che la linea di comando sia tecnicamente decapitata - agirebbero per pura sopravvivenza.
Sul primo punto: la logica coercitiva funziona quando l'avversario può cedere senza perdere la faccia. Un'occupazione di Kharg, anche breve, trasforma qualsiasi concessione iraniana in resa sotto occupazione militare straniera. Non esiste leadership iraniana che sopravviva politicamente a quell'immagine, e questo vale ancora di più in un regime che ha costruito quarant'anni di legittimità sulla resistenza all'imperialismo americano. La leva più è efficace militarmente, meno è spendibile diplomaticamente. In pratica diventa una trappola. L'accordo, se c'è, va firmato prima dello sbarco, non dopo.
Sul secondo: i Pasdaran non sono un monolite, sono una federazione di strutture regionali con catene logistiche proprie, depositi propri e una tradizione operativa che non ha mai dipeso interamente dal centro per le decisioni tattiche. Finché il centro esisteva, quella autonomia aveva un limite, ma oggi il centro è una seconda fila nominata in emergenza. Il momento di massima pressione militare su Kharg coincide esattamente con il momento di minima capacità di controllo centralizzato sul materiale che rendeva l'Iran una minaccia nucleare. Una divisione regionale dei Pasdaran che si trova sotto pressione esistenziale, senza ordini coordinati dall'alto, non ragiona in termini strategici, ragiona in termini di sopravvivenza immediata. E in quei termini, il materiale fissile non è un problema da custodire, è una risorsa da usare.
E però, ovviamente anche questo potrebbe essere un azzardo perché effettivamente non sappiamo quanto materiale fissile sia rimasto nei bunker, al 90 o al 60% che sia, e non sappiamo, soprattutto, se hanno una qualche bomba sporca pronta a lanciare sull'isola. Se l'Iran ne avesse una, o anche solo la capacità di costruirne una rapidamente, sarebbe esattamente il tipo di arma che una struttura regionale dei Pasdaran in modalità sopravvivenza potrebbe considerare, perché il suo valore non è militare ma psicologico e politico: paralizza città, satura i media, e trasforma il calcolo politico americano nel giro di ore.
Scusi se mi sono dilungato troppo, ma i suoi post mi fanno considerare un sacco di alternative e variabili possibili.
No, io la ringrazio. Certo, le sue osservazioni sono sicuramente corrette, ma in questo post ho cercato di esplicitare più che altro il quadro militare. Analisi più sofisticate saranno più disponibili man mano che la situazione evolverà.
Grazie!
È possibile l’innesco di una competizione intestina tra diverse fazioni regionali proprio per il controllo delle risorse, di qualunque natura esse siano, necessarie a conservare il peso politico/militare oltre che in ultima analisi la propria sopravvivenza vera e propria?
È uno degli scenari descritti in uno dei primi post della mia newsletter dedicati all'Iran
Tutto è possibile, però se così fosse potremmo dedurre che il cerchio di cui parlavo non esiste più. Ho ancora molti dubbi a proposito, ci sto lavorando.
Condivido le sue sensazioni
Petrolio, il core del conflitto. Materia prima che muove tutto. Per un' attimo provate a immaginare al Medio Oriente senza questa risorsa. Un' arida distesa forse ancora sottosviluppata, forse. In questo Risiko è l'arma che ha il peso ed efficacia maggiore per chi lo controlla. Si riapre il flusso, l' offerta risale e il prezzo scende, le economie globali respirano, si chiude il rubinetto tutto al contrario. La minaccia di interrompere la continuità regolare di questo flusso è lo strumento coercitivo di negoziazione. Lo sappiamo da sempre, ma nel continente dei chiacchieroni, cambiare vuol dire interrompere i privilegi di molti, quindi lasciamo tutto come sempre e rimandiamo al futuro il problema, qualcuno ne pagherà il prezzo i soliti noti, ma questo è altro tema. A questo punto se da un lato Israele sembra giocare una partita esistenziale, dall' altro lato ci si concentra su obiettivi di natura geopolitica ed economica e di leadership personale. Tuttavia così come illustrato in questo magistrale articolo sembra che l'irrazionale narcisismo presidenziale abbia lasciato spazio ad una certa professionalità dell' arte militare di cui gli USA non sono proprio gli ultimi arrivati. Quello che mi chiedo è se i guardiani della rivoluzione siano veramente disposti a correre il rischio dell'escalation estrema a tutti i costi, spinti dall' esasperata ideologia, con il prezzo immenso da pagare della potenziale distruzione totale di tutto quello che è in essere sull'isola da parte degli statunitensi perso per perso. In tutto questo trambusto, i pochi che frequentano le stanze informate sfornano senza rischi badilate di dollari. Grazie Comandante
Grazie a lei che ha colto un cambio di passo importante. Sembra che i tecnici siano entrati in azione e questa è una buona notizia per la pace. La guerra può essere fermata solo se chi la combatte sa cosa fa. Sul regime iraniano, credo che la motivazione sia alta. Sono persone che in un paese democratico o sotto il controllo di una forza avversaria verrebbero probabilmente impiccare una per una. Mi sa che venderanno cara la pelle.
Sig. Kommander61,una domanda che mi faccio spesso. Quanto e in che proporzioni incidono queste guerre con la geopolitica,l'economia,la religione,la morale,la politica degli stati. Mi sembra che l'intreccio sia così importante è determinante. Mi chiedo l'umanità può pensare di sopravvivere a se stessa con situazioni che ci potrebbero portare alla catastrofe,cosa che stando al clima e all'inquinamento sono già certezza. Mai ho vissuto una situazione kafkiana,dove la scienza-IA-Umanoidi, ci possono far vivere a lungo e gli umani invece si autodistruggono. Grazie per i suoi preziosi suggerimenti e le auguro salute a lei e figlia.
Grazie a lei. Purtroppo non ho risposte per le sue domande. Io sono un tecnico. La mia cultura è operativa. Le domande che lei fa vanno poste a livelli più alti. Sociologi, filosofi, umanisti, teologi, religiosi. Io mi fermo poco sopra il terra terra. Mi spiace.
Saranno terra terra come le chiama lei,ma io le trovo illuminanti e concrete e forse contengono risposte Ad esempio quando lei parla di libano e delle tante anime religiose,si fa per dire, le solleva tante curiosità. Grazie per il lavoro che fa, x me utilissimo🙏👍💪💪
Che angoscia. Mentre leggevo mi sembrava di vedere il caos e il sangue e la paura di uno sbarco e ho provato un senso di angoscia. Poi ho pensato che quel sangue e quel caos scaturiscono non già da inarrestabili forze storiche ma dalla mente egocentrica e infantile di un singolo individuo a migliaia di chilometri di distanza, appassionato di golf e di ragazzine, che non ha mai fatto il militare, e che in un anno come POTUS ha triplicato il suo patrimonio. E quell'angoscia è diventata, in me, disperazione.
Non è solo questo. Il panorama degli interessi è più ampio.
Voglio ringraziare te Comandante e anche le persone che qui lasciano commenti arricchendo le tue analisi e soprattutto chi come me non ha familiarità con la geopolitica militare.
Grazie a te Giuliana
Comandante, si può fare una stima dell’ordine di grandezza delle perdite che gli USA subirebbero occupando Kharg? Ieri una candidata democratica - lo ripeto democratica - ha vinto le elezioni suppletive nel distretto di Mar-a-Lago, che per il biondino è come dire casa. Nel 2024 i Repubblicani lì avevano vinto con 19 punti di vantaggio. Al di là dei sondaggi o del sentiment che si può percepire sui social, questo è un risultato che parla forte e chiaro: il castello messo in piedi negli ultimi dieci anni da Trump & Co. sta crollando a picconate. L’occupazione militare di Kharg, soprattutto se si trasformasse in un bagno di sangue, sarebbe un suicidio politico. Sempre che le elezioni di mid-term si svolgano regolarmente.
Non se la prenda Alessandro. Io non lavoro senza dati. Sarei poco credibile come analista.
Non me la prendo - ci mancherebbe - il fatto che lei lavori con i dati è chiaro come il Sole. Immagino però che una stima delle possibili perdite faccia parte della pianificazione di un’azione militare. O no? Sempre grazie.
Certo, ma non conoscendo obiettivo, consistenza e costituzione delle forze di difesa e forze impiegate per l'attacco, è un po' tirare a indovinare.
Domanda, non è possibile ipotizzare che l'Iran possa minare tutto lo specchio antistante l'isola per evitare o limitare fortemente l'eventuale (si spera) sbarco anfibio?
Non si tratterebbe di un vero e proprio sbarco tipo Normandia. Magari, se la cosa procede, farò un articolo ad hoc
Gran lavoro.
grazie.
Grazie Comandante. Ok, prendono Kharg e stringono l'Iran al collo. Ma IRGC molla? Se si , dopo quanto tempo? Non sarebbe meglio prendere le isolette che governano Hormuz (tra cui la principale che isoletta non è)? Il problema del naviglio veloce, ovvero i "droni di mare" è stato, così come per i droni volanti, ampiamente sottovalutato. D'altronde il loro contrasto non porterebbe soldi all'industria bellica americana: Raytheon, Lockheed Martin e affini 🤷
diciamo che mancando di intelligence primaria, tendo a fidarmi delle scelte dei professionisti. sempre che siano quelle che stiamo ipotizzando. magari ha ragione lei e fanno diversamente. vedremo.
Grazie Comandante per le sue analisi puntuali e, per me, istruttive!!
Inoltre, mi risulta che l'Iran abbia una flotta di sommergibili, 3 pesanti di classe Kilo russa, 14/17 leggeri (da acque basse) tipo Ghadir e 1 o 2 di classe Fateh (intermedi).
Sa se queste unità siano rimaste operative, perchè è chiaro che in caso di tentativo di sbarco anfibio (e non solo via paracadutisti) queste unità potrebbero svolgere un ruolo decisivo. Sa anche se a livello sommergibili siano presenti nel teatro anche unità statunitensi per appunto il livello di contrasto a questi mezzi?
Si suppone che i sottomarini iraniani non siano in condizione operativa atta al combattimento. Inoltre, la capacità antisommegibile americana è tale da esporli a rischi altissimi.
Prezioso come sempre
Grazie
Grazie Comandante, come le altre questa analisi mette in fila dei fatti che possono sfuggire nel flusso continuo delle notizie, e aprono un mondo di scenari. Purtroppo l'imprevedibilità del decisore politico e gli obiettivi del secondo (o primo) attore nel teatro non fanno sperare per il meglio...
È così.
Grazie Comandante.
Grazie Comandante.
a lei.