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Avatar di Patrick Trancu

È sempre un piacere leggere le sue sempre puntuali analisi. La competenza è un asset strategico troppo spesso ignorato.

Avatar di Giacomo Lagona

Intanto grazie Comandante, mi ha catapultato in un campo di battaglia, anche se ne avrei fatto volentieri a meno :)

Io però ho delle sensazioni, o almeno ho due punti secondo me che potrebbero diventare variabili importanti: il primo è la funzione coercitiva dell'attacco in virtù di un negoziato o magari di un vero accordo; il secondo è la variabile nucleare, considerando che i pasdaran operano a strati e ognuno ha i propri compiti, ma senza nessuno che li coordina - perché continuiamo a presumere che la linea di comando sia tecnicamente decapitata - agirebbero per pura sopravvivenza.

Sul primo punto: la logica coercitiva funziona quando l'avversario può cedere senza perdere la faccia. Un'occupazione di Kharg, anche breve, trasforma qualsiasi concessione iraniana in resa sotto occupazione militare straniera. Non esiste leadership iraniana che sopravviva politicamente a quell'immagine, e questo vale ancora di più in un regime che ha costruito quarant'anni di legittimità sulla resistenza all'imperialismo americano. La leva più è efficace militarmente, meno è spendibile diplomaticamente. In pratica diventa una trappola. L'accordo, se c'è, va firmato prima dello sbarco, non dopo.

Sul secondo: i Pasdaran non sono un monolite, sono una federazione di strutture regionali con catene logistiche proprie, depositi propri e una tradizione operativa che non ha mai dipeso interamente dal centro per le decisioni tattiche. Finché il centro esisteva, quella autonomia aveva un limite, ma oggi il centro è una seconda fila nominata in emergenza. Il momento di massima pressione militare su Kharg coincide esattamente con il momento di minima capacità di controllo centralizzato sul materiale che rendeva l'Iran una minaccia nucleare. Una divisione regionale dei Pasdaran che si trova sotto pressione esistenziale, senza ordini coordinati dall'alto, non ragiona in termini strategici, ragiona in termini di sopravvivenza immediata. E in quei termini, il materiale fissile non è un problema da custodire, è una risorsa da usare.

E però, ovviamente anche questo potrebbe essere un azzardo perché effettivamente non sappiamo quanto materiale fissile sia rimasto nei bunker, al 90 o al 60% che sia, e non sappiamo, soprattutto, se hanno una qualche bomba sporca pronta a lanciare sull'isola. Se l'Iran ne avesse una, o anche solo la capacità di costruirne una rapidamente, sarebbe esattamente il tipo di arma che una struttura regionale dei Pasdaran in modalità sopravvivenza potrebbe considerare, perché il suo valore non è militare ma psicologico e politico: paralizza città, satura i media, e trasforma il calcolo politico americano nel giro di ore.

Scusi se mi sono dilungato troppo, ma i suoi post mi fanno considerare un sacco di alternative e variabili possibili.

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