Mentre Trump erode credenziali democratiche, cresce la tentazione europea di guardare a Pechino come a un interlocutore affidabile. Ma la Cina non ha cambiato natura: ha solo imparato a sorridere.
Sono convinto che sia giunto il momento per EU di affrancarsi da qualunque sudditanza verso chiunque. Non più Usa o NATO? Nemmeno Cina o Russia!
L’Europa deve “cantare” da sola, magari modificando la carta costitutiva per diventare più rapida e flessibile, difendersi da sola, produrre da sola insomma “bastarsi”.
Se poi, come sappiamo bene ci guadagna, nn dovrebbe stupire.
Che i governi esteri siano democratici o meno, nn interessa, interessa guadagnare.
Pure la "benevolenza" cinese nei confronti di altre nazioni, non è disinteressata, visto che in cambio mette le mani sui beni e sugli interessi altrui, ne più ne meno come altre nazioni.
Suggerirei il vecchio e sempre valido scambio commerciale che, nel passato ha funzionato bene.
Grazie dell'articolo. Anche i commenti offrono approfondimenti che illuminano. Bravi a tutti/e.
Il punto è COME? Noi come Europa, COME possiamo difenderci, "essere spietati" -come dice qualcuno nei commenti-, conciliare benessere e libertà? Ricordiamoci che l'anaconda sorride perché è pragmatica, mira soprattutto al profitto, ha pochi vincoli istituzionali/umanitari. COME si vince una competizione così? All'anaconda aggiungerei i tentacoli, perché loro non solo sono avanti economicamente, in alcuni settori produttivi e nelle tecnologie ma hanno ampie disponibilità finanziare, riescono a diffondere sviluppo e dominare all'estero con facilità. Noi europei COME dovremmo fare? Arranchiamo sui valori comuni perché non sappiamo nemmeno quali sono, siamo divisi, in crisi economica perché le aziende vanno a investire là o vengono comprate da loro, dobbiamo gestire immigrazione, integrazione, immigrazione illegale, criminalità, problemi per "l'influenza" islamica, tutte cose che loro ovviamente non hanno.
I valori come benessere, libertà, diritti individuali sono importanti ma questa è un'epoca in cui sembra che il profitto e il pane quotidiano per la sopravvivenza siano prioritari. E loro, che di profitto se ne intendono di sicuro, sembrano destinati a vincere. Purtroppo fatico a vedere la terza via europea; ci vorrebbe qualcuno illuminato. Ma, ad esempio, anche dopo che ha parlato Draghi, niente è successo.
Saremo tutti rane bollite? Incantati e illusi da valori e diritti del passato, mentre sorridiamo e trattiamo con loro gradevolmente, ci stanno già cuocendo a fuoco lento...e intanto sorridono.
Inoltre avere il segretario generale della FAO in quota Cina esprime parte della filosofia del potere cinese che Lei ha descritto benissimo, con la richiamata immagine dell’anaconda sul lampadario.
Sono pienamente consapevole delle ambizioni della Cina, come dimostra l’influenza percepibile nelle nostre comunità. Se si prosegue su questa strada, è plausibile che in futuro si possa verificare una crescente dipendenza da entità cinesi. Pur condividendo pienamente la sua analisi, ritengo opportuno sottolineare che, qualora si dovesse optare tra un individuo con tendenze narcisistiche e una nazione con una chiara visione strategica, la seconda opzione risulterebbe preferibile. Personalmente, prediligerei la terza opzione, ovvero l’Europa, tuttavia, la nostra classe politica appare eccessivamente concentrata sulla tutela dei propri interessi piuttosto che su quelli dei cittadini.
Buongiorno Comandante, leggo la sua lezione informativa arrichita da altri commenti di livello, nel mentre del mio viaggio di ritorno in treno alta velocità che in sei ore e mezza( se tutto procede da orario programmato) dal Nord della Puglia mi porta alla città capitale economica della nostra nazione. Probabilmente in Oriente con certezza maniacale e forse ad un prezzo meno oneroso, avrei trascorso meno tempo in treno e qualche ora in più a godermi la mia famiglia di origine,il sole ed il cielo azzurro . Questo, scusate la semplificazione, è un piccolo esempio del divario che la miopia burocratica nazionale ed europea ha generato giorno dopo giorno ed in cui anche i super statunitensi sono caduti pur mantenendo uno sviluppo economico importante. Al 2026, non so a questo punto ancora per quanto tempo, siamo ancora liberi di poter leggere e commentare opinioni sul tema in questione, ma mi sembra paradossale leggere che ci sia ancora qualche ideologo burocrate europeo che si faccia lusingare dal sorriso orientale. Non mi piace l'attuale amministrazione USA, il suo capo supremo, il suo mondo di agire, tuttavia la sua terrena modalità espressiva e di azione dice di fatto dove si sono spostati gli equilibri da tempo, i pericoli prospettici, le scelte future da farsi, le scelte strategiche da fare, semplicemente, di qua o di là. Conosciamo gli statunitensi da sempre, altrettanto bene sappiamo che abbiamo regalato la nostra ricchezza economica ad oriente. Abbiamo dato vita ad un processo di conoscenza, informazione strategica, abbiamo ricevuto in cambio soltanto output a basso valore aggiunto, tutto il valore sviluppato negli anni è stato strategicamente trattenuto per dare forza all'equazione descritta in uno dei commenti, benessere economico in cambio di cessione dei diritti e libertà personali. Questo è il modello che con il sorriso sottende ed attira gli interessi ideologici e personali di alcuni burocrati europei, miopi ed inetti ad alzare la testa ed accorgersi di avere un' anaconda che prima di quanto possano pensare, strangolerà loro con tutto l'establishment attorno dopo aver venduto la propria nazione. La guerra commerciale partita lo scorso anno, in primis, mira ad attaccare la componente dell'equazione del PIL cinese che pesa più di tutte, la bilancia commerciale, la componente strategica. L' economia cinese è in un regime di deflazione, i consumi continuano a rallentare e si conseguenza continuano a far scendere i prezzi, questo impatta sulla produzione cinese che senza la valvola di sfogo dell'export sarebbe costretta a frenare il processo produttivo, comprimere gli utili, licenziare, innescando un problema sociale al momento ancora sotto controllo e drogato dagli immensi capitali di stato confluiti a sostegno delle imprese "private". Il problema è ampio, complesso, non tutto è oro quel che luccica ad oriente, noi della terra di mezzo abbiamo ancora delle carte strategiche da giocare visto che molto dell'export orientale arriva sui nostri mercati, probabilmente sarà necessario raffreddare certe tensioni occidentali, utilizzare il sorriso cinese e pagare un prezzo in termini di compromesso che sicuramente sarà meno caro di quello che stanno preparando in silenzio ma neanche tanto nell'ombra ad oriente per chi ha occhi per vedere. Parlare e presentare il problema senza se e ma di parte a tutti gli europei se si vuole dare una svolta unitaria ed aggregante a questa unione di popoli, senza creare discriminazioni o tensioni sociali. L' influenza e forza economica cinese è già all' interno delle nostre economie, delle nostre società, come diceva Paolo nel silenzio hanno conquistato spazio e potere e credo che si inseriranno a breve con le nuove generazioni nelle nostre istituzioni ( così come le generazioni mediorientali) per promuovere ed attuare programmi e progetti scritti in luoghi lontani dal nostro continente. Certo l'ometto iberico e la volpe d'oltralpe non mi infondono sicurezza come attori di questa difficile partita a scacchi, disciplina che noi europei abbiamo sempre marginalizzato ma che sarebbe molto utile far intensamente apprendere a chi deve occuparsi della gestione della cosa pubblica, affare profondamente complesso non per tutti. A chiosa del mio commento, scusate la banalità, mi auguro in futuro e spero di continuare a passare liberamente più tempo in viaggio in treno tra il sud ed il nord della nostra nazione che vivere la coercizione al prezzo di un viaggio più veloce. Buona Domenica a tutti
Comandante grazie come sempre per la puntigliosa disamina. Sono nato e cresciuto a Milano, dove credo, risiede una delle più popolose comunità cinesi del nostro paese. In maniera silenziosa ma costante, si stanno impadronendo dei bar periferici della città e non escludo che in quelli centrali, dove la “facciata “ è un cittadino italiano, controllano il cassetto dell’attività. Nella mia esperienza lavorativa, posso testimoniare di numerose transazioni commerciali, effettuate in contanti, sempre caratterizzate da grande opacità. I bilanci delle principali case automobilistiche cinesi,riportano nei bilanci all’attivo crediti derivanti da massicci aiuti di Stato non meglio specificati.Ho portato solo alcuni esempi di un comunità silenziosa, che va occupando spazi importanti nel nostro tessuto. Temo che nel medio termine si possa fare la fine della rana bollita …
Esiste sicuramente una cultura imprenditoriale cinese meno trasparente e più approssimativa a danno di chi osserva le leggi. Però, questo è anche reposnsabilita di mancato controlli e complicità interne
Beh, caro sig. Figlia, se consideriamo che il cognome più diffuso a Milano da anni è Wu, direi che i cari Brambilla-Fumagalli sono già rane bollite da mo'.
Ma non c'è da scandalizzarci: almeno in Europa nessuno si è imposto colla forza come in Tibet. Qui loro offrono merce e noi abbocchiamo. Senza sparare un colpo.
Articolo semplicemente perfetto, come struttura perché illustra come l'Europa si stia rimettendo a nuotare da sola in oceani perigliosi, come fonti articolate che illustrano la nuova mappa di questi mari, come argomentazioni che propongono che tipo di apparato culturale dobbiamo avere in questa navigazione.
Ma al di sopra di questa postura che condivido rimangono da definire obiettivi che ci definiscono cosa vogliamo essere nelle infinite diversità che ci contraddistinguono come europei.
Per farlo vorrei partire da un caso specifico che conosco un po' di più di altri: ASML e Zeiss.
Sono le uniche due aziende che da decenni costruiscono assieme le macchine da centinaia di milioni di euro ognuna per fare chip all'avanguardia. Ora nell'ultravioletto estremo.
Non si tratta di strutture produttive isolate, ma di migliaia di aziende in gran parte europee unite in un ecosistema sostenibile e unico.
Simile come forma, ma incommensurabile come dimensione rispetto a molti altri ecosistemi creati in Europa nel manifatturiero che ho visto prevalere nei mercati globali e finire stritolati dall'anaconda cinese. Dalle "semplici" macchine per far calze alle gigapresse per stampare in un colpo solo la struttura di alluminio di un auto elettrica.
Tutte aziende sparite in un decennio e trasferite in Cina assieme a tutta la filiera che riforniva queste aziende.
L'imprenditore cinese, l'ingegnere e l'operaio cinese che hanno fatto questo sono esattamente uguali come capacità agli europei che avevano creato quelle aziende ora finite in Cina.
Semplicemente più spietati.
Da questo bisogna partire, perché credo che questa spietatezza che non riconosce partner alla pari sia conseguenza e causa del regime cinese.
E bisogna in questi mari perigliosi essere spietati come i cinesi, a partire dalla difesa delle nostre aziende come ASML e Zeiss
Buongiorno Comandante, il post di oggi mi riporta nel mio angolo di paradiso e quindi – da palla al piede che sono – aggiungo alcuni spunti che vanno a integrare il commento precedente di Claudio.
Il pezzo descrive con precisione l'anatomia della repressione, ma c'è una dimensione che rimane un pelino nascosta. Il sistema cinese si regge ovviamente sulla coercizione, ma è diverso da come lo intendiamo noi occidentali perché è un patto implicito che il Partito ha ereditato dall'impero e rielaborato in chiave moderna. La formula che conosciamo “io ti do benessere, tu in cambio mi cedi un po' della tua libertà”, è benessere materiale e stabilità sociale in cambio di autonomia politica. Non è propaganda, è un vero e proprio contratto che ha funzionato finché il PIL cresceva.
I dati che cita lo mostrano perfettamente e quella biforcazione non è un difetto del sistema, è il progetto che ha la sua radice nel Mandato Celeste secondo cui il potere è legittimo finché il popolo è almeno materialmente soddisfatto. Le antenne del Partito restano puntate verso il malcontento popolare perché quella è storicamente la soglia oltre cui i regni cadono. I casi di He Fangmei, Zhang Zhan, Peng Lifa, sono proprio il suo confine, il punto dove il patto viene percepito come minacciato. Ma restano pochi, come dice anche Claudio, se consideriamo la popolazione cinese; e fanno audience in Occidente solo perché sono i casi che riescono a farsi largo nella censura cinese e avere una risonanza internazionale. Tantissimi altri casi restano sotto l'iceberg perché meno gravi o con ripercussioni diverse: mi viene in mente Jack Ma di Alibaba, messo da parte per un anno perché pensava che la sua ricchezza e il suo genio imprenditoriale gli dessero un potere superiore a quello del partito. E citando ancora Claudio, la censura cinese non ha bisogno di manifestarsi con la forza, basta il potere e la coercizione implicita. Un po' come da piccoli bastava che un genitore ci guardasse male per smettere di fare qualunque cosa non volessero.
Non mi dilungo. La tentazione europea di scambiare la prevedibilità di Pechino per affidabilità strutturale diventa ancora più fragile letta in questa chiave. Il rallentamento economico, i debiti, la crisi demografica sono esattamente le condizioni in cui un regime costruito su quel contratto entra in tensione, e quando succede, la direzione storica non è mai verso la liberalizzazione.
Grazie Comandante per questo focus essenziale. Mi permetto di aggiungere alcune considerazioni , sempre preoccupanti, su un aspetto che conosco meglio. Per decenni abbiamo misurato l'influenza di Pechino attraverso le rotte della Belt and Road Initiative, il dominio manifatturiero e il quasi-monopolio sulle terre rare. Ma nel 2026, la geografia del potere è cambiata: la nuova faccia dell'egemonia cinese è fatta di algoritmi e talenti.
Mentre l'attenzione occidentale è rimasta fissa sul gap hardware (i chip di fascia alta), la Cina ha silenziosamente costruito una massa critica umana e una capacità di esecuzione che sta riscrivendo le regole della competizione globale in ambito IA.
Non si tratta più solo di stime, ma di realtà industriale consolidata: oggi la Cina produce il 51% dei ricercatori IA d'élite a livello globale. Soprattutto, ha smesso di esportarli: il tasso di retention è balzato dal 30% al 68% in soli sei anni.
Con investimenti privati 20 volte inferiori a quelli statunitensi, Pechino ha portato i propri modelli (come DeepSeek-R1) a un gap prestazionale marginale (<3%) rispetto ai top-model USA, dimostrando che l'ottimizzazione e il capitale umano possono compensare la carenza di capitali e silicio.
Oltre 6.000 PMI innovative certificate dal governo sono oggi il motore dell'integrazione dell'IA nel manifatturiero, trasformando la fabbrica del mondo in una fabbrica intelligente autonoma.
Se le terre rare erano la leva del XX secolo, la distillazione della conoscenza e la robotica umanoide (con oltre 300 prodotti rilasciati nel solo 2025) sono quelle del XXI. La Cina non si limita più a fornire le materie prime per la tecnologia altrui; sta definendo gli standard di come l'intelligenza artificiale interagisce con il mondo fisico.
L'IA cinese non è più un'imitazione. È un ecosistema che vive di un'architettura proprietaria e di una velocità di esecuzione senza pari. La sfida per l'Occidente non è più solo proteggere la propria proprietà intellettuale — già ampiamente "distillata" dai competitor — ma competere con un modello che ha fatto della sovranità tecnologica il suo pilastro esistenziale. (Fonte principale dei dati : Stanford HAI - 2026 AI Index Report - Aprile 2026)
Di recente ho conosciuto un ingegnere del Politecnico di Milano che lavora su progetti di ricerca in ambito IA. A suo dire, la Cina è avanti 10 anni rispetto al resto del mondo.
Grazie sig. Kommandre 61, è riuscito a dettagliare in modo interessante ciò che in realtà ogni occidentale sa da sempre: occidente e oriente sono due mondi separati da millenni di cultura differente e dire noi giusto o loro sbagliato, o loro cattivi e noi buoni non ha assolutamente senso.
Gli USA sono una giovane costola dell'Europa e pertanto, che lo vogliano/vogliamo o no, legati alla nostra cultura per storia, tradizioni e lingua. Il fenomeno Trump/maga lo vedo un po come... un fenomeno, appunto. Una parentesi legata a un momento storico difficile ma che non potrà influire così profondamente nelle nostre rispettive culture tanto da rimodellarle in una nuova cultura "sino-europea" contrapposta da una "solo america".
Un esempio concreto: little italy e chinatown a NY. La prima ormai è folclore USA, la seconda è cina senza alcun mingling e mai lo avrà.
Importante quindi è non confondere la cultura col business. La prima sarà difficile cambiarla in qualche anno di deriva psicopatica egocentrica, la seconda invece può cambiare con ciascun governo.
Altro esempio: seconda guerra mondiale. Asse nazi-fascio contro asse Gb-Fr. Gira che ti rigira alla fine ci siamo riuniti di nuovo in una UE perchè sotto sotto siamo uguali anche se litighiamo per il calcio! Eh eh
Con USA sarà uguale: ora sono nella fase nazi-fascio con un biondino invece che un baffetto, ma poi (se non dura 20 anni...), tra qualche anno torneranno con noi. Mentre con la Cina non ci sarà mai una vera unione ma solo business (ben venga, no?) perchè siamo fondamentalmente due mondi differenti e immiscibili. Ma ciò non vuol dire combattersi. Semplicemente vivere e lasciar vivere. Guardarsi come due pitoni su due lampadari distanti.
...per lo meno ci spero che sia solo una fase contingente che rappresenta la congiuntura geopolitica di questo periodo assurdo oppure siamo davvero fottuti, per dirla in francese, e gli USA peggio.
Il tema “cinese” mi interessa molto, per ragioni personali. Premesso che concordo su tutto ciò che hai scritto, vorrei fare un piccolo approfondimento, da non intendere come ‘correttivo’, perché la realtà cinese è esattamente quella brutale che tu hai descritto, e anche molto peggio.
Vorrei però cercare una spiegazione a questo autoritarismo elitario perché - scusa, sono un vecchio storicista - se non capiamo come sono diventati così, non comprendiamo fino in fondo questo Pese, l’unico al mondo che può vantare una continuità storica di 5.000 anni. Il punto da considerare è la filosofia orientale, che nei secoli è percolata dalle élite alle masse. In un semplice commento non ho spazio e modo per spiegare come i cinesi, nella stragrande maggioranza, “vedano il mondo”: il senso della vita, il suo scopo; i valori, e cosa sia importante e perché lo sia; le relazioni sociali, l’educazione… Tutto, in Cina, sia pure ormai inquinato dalla globalizzazione, dall’americanizzazione, dalla digitalizzazione etc., è permeato da un ‘senso’ molto ma molto diverso da quello occidentale. Se mi permetti un’enorme semplificazione a beneficio della brevità: l’Occidente è permeato dal senso di colpa cristiano, dal conseguente dovere di essere buoni e caritatevoli, dal riconoscimento della sofferenza dell’Altro come testimonianza di Cristo che dobbiamo accogliere. Tutta la storia dei “diritti umani” nasce qui: non voglio che il povero soffra perché è mio fratello; non voglio che i gazawi siano colpiti perché sono miei fratelli. Eccetera. In Cina questi sentimenti non sono mai esistiti. La storia millenaria cinese è informata da due pilastri etici derivati dal buddismo e dal confucianesimo: il primo (mi scusino i buddisti e i cultori della filosofia orientale per la semplificazione) stabilisce l’ineluttabilità del tuo destino nel mondo (a differenza del cristianesimo) e il secondo sancisce la necessità e il dovere della gerarchia, da intendersi come consapevole servizio a beneficio della collettività. Senza approfondire: questa cultura antichissima si è ovviamente trasfigurata e anche imbastardita nelle vicende storiche di quel popolo senza però perdere mai la sua impronta fondativa. Per esempio, nell’età imperiale, i poveri e bastonati contadini avevano - in un certo qual modo - il diritto di ribellarsi all’Imperatore e rovesciarlo, perché a differenza del Giappone l’Imperatore non è sacro, emanazione del divino, ma è al servizio del suo popolo; l’idea di un potere centrale, ristretto ed elitario, che governa le masse, è sempre stato considerato necessario per un Paese così sterminato e affollato: non l’ha inventato Xi. Consiglio vivamente agli amici lettori del Komandante il bellissimo libro “Cigni selvatici, Tre figlie della Cina”, di Jung Chan, che racconta la storie di nonna (ai tempi dell’impero), madre (ai tempi dell’invasione giapponese) e dell’autrice (ai tempi della rivoluzione culturale maoista): un libro tremendo per capire quella Nazione, col popolo sempre bastonato. Se Mao avesse avuto l’apparato di controllo sofisticato disponibile oggigiorno, avrebbe fatto assai peggio di Xi.
La mia parente cinese ha deciso di vivere in Italia e di far crescere il figlio come italiano. Ha un nipote (figlio del fratello che vive in Cina) coevo del proprio figlio: famiglia della borghesia cinese medio-alta, con gli agganci giusti, buon reddito e così via; i suoi racconti sulla vita scolastica e quotidiana del ragazzino sono agghiaccianti, e la mia parente li paragona anche a quelli patiti da lei in gioventù. Non si ha idea di cosa viva la gioventù cinese; eppure per loro è “normale”, e non solo perché gli fanno quotidianamente il lavaggio del cervello, ma perché quelle impronte filosofico-culturali accennate prima rendono quella situazione accettabile, necessaria, doverosa. Se qui da noi assistiamo a una ridicola superfetazione dei diritti, in Cina vediamo quella dei doveri. Questa è una delle ragioni potenti della superiorità oggettiva della Cina (non sto ammirandoli; non sto facendo loro un complimento).
Arrivo alla conclusione mostrando - in coerenza a quanto ho appena scritto - una piccola differenza da te nelle conclusioni. Quando tu scrivi “Quello che non torna, in questa equazione, è trattare i diritti umani come variabile negoziabile in cambio di qualche accordo commerciale,” implichi un giudizio morale da occidentale. È ovvio e giusto; tu sei un Occidentale, io pure lo sono, e siamo inorriditi per la violazione sistematica dei diritti in Cina (come altrove, e scendiamo in piazza per Gaza, per l’Ucraina etc.). Ma dal loro punto di vista il problema non sussiste; non è come in Russia dove un regime spregevole finge che vada tutto bene; in Cina ritengono - per la maggior parte - che effettivamente vada tutto bene. Tu citi alcuni casi di dissidenti, e il discorso sarebbe lungo, ma sono pochi, pochissimi, e non solo perché il regime li silenzia rapidamente. La Cina se ne infischia delle nostre paturnie morali perché la loro morale è diversa dalla nostra. I linguaggi sono diversi e, in parte almeno, incomunicanti.
Poiché non voglio essere equivocato: io non vivrei mai e poi mai in Cina; viva i valori Occidentali, viva i diritti umani e civili, viva il diritto alla parola, abbasso il controllo capillare dei cittadini. Ma dobbiamo capire la Cina se vogliamo usare, con loro, argomenti che possono stare sul tavolo.
Grazie infinite, Comandante.
Grazie Comandante
Sono convinto che sia giunto il momento per EU di affrancarsi da qualunque sudditanza verso chiunque. Non più Usa o NATO? Nemmeno Cina o Russia!
L’Europa deve “cantare” da sola, magari modificando la carta costitutiva per diventare più rapida e flessibile, difendersi da sola, produrre da sola insomma “bastarsi”.
Un saluto
Alla Cina, interessa il commercio.
Se poi, come sappiamo bene ci guadagna, nn dovrebbe stupire.
Che i governi esteri siano democratici o meno, nn interessa, interessa guadagnare.
Pure la "benevolenza" cinese nei confronti di altre nazioni, non è disinteressata, visto che in cambio mette le mani sui beni e sugli interessi altrui, ne più ne meno come altre nazioni.
Suggerirei il vecchio e sempre valido scambio commerciale che, nel passato ha funzionato bene.
Grazie dell'articolo. Anche i commenti offrono approfondimenti che illuminano. Bravi a tutti/e.
Il punto è COME? Noi come Europa, COME possiamo difenderci, "essere spietati" -come dice qualcuno nei commenti-, conciliare benessere e libertà? Ricordiamoci che l'anaconda sorride perché è pragmatica, mira soprattutto al profitto, ha pochi vincoli istituzionali/umanitari. COME si vince una competizione così? All'anaconda aggiungerei i tentacoli, perché loro non solo sono avanti economicamente, in alcuni settori produttivi e nelle tecnologie ma hanno ampie disponibilità finanziare, riescono a diffondere sviluppo e dominare all'estero con facilità. Noi europei COME dovremmo fare? Arranchiamo sui valori comuni perché non sappiamo nemmeno quali sono, siamo divisi, in crisi economica perché le aziende vanno a investire là o vengono comprate da loro, dobbiamo gestire immigrazione, integrazione, immigrazione illegale, criminalità, problemi per "l'influenza" islamica, tutte cose che loro ovviamente non hanno.
I valori come benessere, libertà, diritti individuali sono importanti ma questa è un'epoca in cui sembra che il profitto e il pane quotidiano per la sopravvivenza siano prioritari. E loro, che di profitto se ne intendono di sicuro, sembrano destinati a vincere. Purtroppo fatico a vedere la terza via europea; ci vorrebbe qualcuno illuminato. Ma, ad esempio, anche dopo che ha parlato Draghi, niente è successo.
Saremo tutti rane bollite? Incantati e illusi da valori e diritti del passato, mentre sorridiamo e trattiamo con loro gradevolmente, ci stanno già cuocendo a fuoco lento...e intanto sorridono.
Verso gli USA o la Cina la risposta è sempre UE. Un'UE che smetta di fare la maestrina in giro ma che continui ad essere un faro.
Eh la vedo complicata Pier
La via cinese : "Siediti sulla riva del fiume e aspetta, prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico" eccoci qui
Grazie Comandante, articolo veramente interessante ed utilissimo in questo momento storico. Mi permetto solo di segnalare che in Italia sono stati scoperti e denunciati uffici clandestini della sicurezza cinese https://www.repubblica.it/esteri/2022/12/06/news/cina_stazioni_polizia_nel_mondo_copasir-377651534/.
Inoltre avere il segretario generale della FAO in quota Cina esprime parte della filosofia del potere cinese che Lei ha descritto benissimo, con la richiamata immagine dell’anaconda sul lampadario.
Grazie, conoscevo il caso ora mi ha anche fornito il link.
Sono pienamente consapevole delle ambizioni della Cina, come dimostra l’influenza percepibile nelle nostre comunità. Se si prosegue su questa strada, è plausibile che in futuro si possa verificare una crescente dipendenza da entità cinesi. Pur condividendo pienamente la sua analisi, ritengo opportuno sottolineare che, qualora si dovesse optare tra un individuo con tendenze narcisistiche e una nazione con una chiara visione strategica, la seconda opzione risulterebbe preferibile. Personalmente, prediligerei la terza opzione, ovvero l’Europa, tuttavia, la nostra classe politica appare eccessivamente concentrata sulla tutela dei propri interessi piuttosto che su quelli dei cittadini.
Purtroppo l'Europa latita
Buongiorno Comandante, leggo la sua lezione informativa arrichita da altri commenti di livello, nel mentre del mio viaggio di ritorno in treno alta velocità che in sei ore e mezza( se tutto procede da orario programmato) dal Nord della Puglia mi porta alla città capitale economica della nostra nazione. Probabilmente in Oriente con certezza maniacale e forse ad un prezzo meno oneroso, avrei trascorso meno tempo in treno e qualche ora in più a godermi la mia famiglia di origine,il sole ed il cielo azzurro . Questo, scusate la semplificazione, è un piccolo esempio del divario che la miopia burocratica nazionale ed europea ha generato giorno dopo giorno ed in cui anche i super statunitensi sono caduti pur mantenendo uno sviluppo economico importante. Al 2026, non so a questo punto ancora per quanto tempo, siamo ancora liberi di poter leggere e commentare opinioni sul tema in questione, ma mi sembra paradossale leggere che ci sia ancora qualche ideologo burocrate europeo che si faccia lusingare dal sorriso orientale. Non mi piace l'attuale amministrazione USA, il suo capo supremo, il suo mondo di agire, tuttavia la sua terrena modalità espressiva e di azione dice di fatto dove si sono spostati gli equilibri da tempo, i pericoli prospettici, le scelte future da farsi, le scelte strategiche da fare, semplicemente, di qua o di là. Conosciamo gli statunitensi da sempre, altrettanto bene sappiamo che abbiamo regalato la nostra ricchezza economica ad oriente. Abbiamo dato vita ad un processo di conoscenza, informazione strategica, abbiamo ricevuto in cambio soltanto output a basso valore aggiunto, tutto il valore sviluppato negli anni è stato strategicamente trattenuto per dare forza all'equazione descritta in uno dei commenti, benessere economico in cambio di cessione dei diritti e libertà personali. Questo è il modello che con il sorriso sottende ed attira gli interessi ideologici e personali di alcuni burocrati europei, miopi ed inetti ad alzare la testa ed accorgersi di avere un' anaconda che prima di quanto possano pensare, strangolerà loro con tutto l'establishment attorno dopo aver venduto la propria nazione. La guerra commerciale partita lo scorso anno, in primis, mira ad attaccare la componente dell'equazione del PIL cinese che pesa più di tutte, la bilancia commerciale, la componente strategica. L' economia cinese è in un regime di deflazione, i consumi continuano a rallentare e si conseguenza continuano a far scendere i prezzi, questo impatta sulla produzione cinese che senza la valvola di sfogo dell'export sarebbe costretta a frenare il processo produttivo, comprimere gli utili, licenziare, innescando un problema sociale al momento ancora sotto controllo e drogato dagli immensi capitali di stato confluiti a sostegno delle imprese "private". Il problema è ampio, complesso, non tutto è oro quel che luccica ad oriente, noi della terra di mezzo abbiamo ancora delle carte strategiche da giocare visto che molto dell'export orientale arriva sui nostri mercati, probabilmente sarà necessario raffreddare certe tensioni occidentali, utilizzare il sorriso cinese e pagare un prezzo in termini di compromesso che sicuramente sarà meno caro di quello che stanno preparando in silenzio ma neanche tanto nell'ombra ad oriente per chi ha occhi per vedere. Parlare e presentare il problema senza se e ma di parte a tutti gli europei se si vuole dare una svolta unitaria ed aggregante a questa unione di popoli, senza creare discriminazioni o tensioni sociali. L' influenza e forza economica cinese è già all' interno delle nostre economie, delle nostre società, come diceva Paolo nel silenzio hanno conquistato spazio e potere e credo che si inseriranno a breve con le nuove generazioni nelle nostre istituzioni ( così come le generazioni mediorientali) per promuovere ed attuare programmi e progetti scritti in luoghi lontani dal nostro continente. Certo l'ometto iberico e la volpe d'oltralpe non mi infondono sicurezza come attori di questa difficile partita a scacchi, disciplina che noi europei abbiamo sempre marginalizzato ma che sarebbe molto utile far intensamente apprendere a chi deve occuparsi della gestione della cosa pubblica, affare profondamente complesso non per tutti. A chiosa del mio commento, scusate la banalità, mi auguro in futuro e spero di continuare a passare liberamente più tempo in viaggio in treno tra il sud ed il nord della nostra nazione che vivere la coercizione al prezzo di un viaggio più veloce. Buona Domenica a tutti
Grazie. Una serie di spunti veramente interessanti. Magari si può rimanere liberi e avere treni un po' più veloci 🙂
Comandante grazie come sempre per la puntigliosa disamina. Sono nato e cresciuto a Milano, dove credo, risiede una delle più popolose comunità cinesi del nostro paese. In maniera silenziosa ma costante, si stanno impadronendo dei bar periferici della città e non escludo che in quelli centrali, dove la “facciata “ è un cittadino italiano, controllano il cassetto dell’attività. Nella mia esperienza lavorativa, posso testimoniare di numerose transazioni commerciali, effettuate in contanti, sempre caratterizzate da grande opacità. I bilanci delle principali case automobilistiche cinesi,riportano nei bilanci all’attivo crediti derivanti da massicci aiuti di Stato non meglio specificati.Ho portato solo alcuni esempi di un comunità silenziosa, che va occupando spazi importanti nel nostro tessuto. Temo che nel medio termine si possa fare la fine della rana bollita …
Esiste sicuramente una cultura imprenditoriale cinese meno trasparente e più approssimativa a danno di chi osserva le leggi. Però, questo è anche reposnsabilita di mancato controlli e complicità interne
Beh, caro sig. Figlia, se consideriamo che il cognome più diffuso a Milano da anni è Wu, direi che i cari Brambilla-Fumagalli sono già rane bollite da mo'.
Ma non c'è da scandalizzarci: almeno in Europa nessuno si è imposto colla forza come in Tibet. Qui loro offrono merce e noi abbocchiamo. Senza sparare un colpo.
Vero
Articolo semplicemente perfetto, come struttura perché illustra come l'Europa si stia rimettendo a nuotare da sola in oceani perigliosi, come fonti articolate che illustrano la nuova mappa di questi mari, come argomentazioni che propongono che tipo di apparato culturale dobbiamo avere in questa navigazione.
Ma al di sopra di questa postura che condivido rimangono da definire obiettivi che ci definiscono cosa vogliamo essere nelle infinite diversità che ci contraddistinguono come europei.
Per farlo vorrei partire da un caso specifico che conosco un po' di più di altri: ASML e Zeiss.
Sono le uniche due aziende che da decenni costruiscono assieme le macchine da centinaia di milioni di euro ognuna per fare chip all'avanguardia. Ora nell'ultravioletto estremo.
Non si tratta di strutture produttive isolate, ma di migliaia di aziende in gran parte europee unite in un ecosistema sostenibile e unico.
Simile come forma, ma incommensurabile come dimensione rispetto a molti altri ecosistemi creati in Europa nel manifatturiero che ho visto prevalere nei mercati globali e finire stritolati dall'anaconda cinese. Dalle "semplici" macchine per far calze alle gigapresse per stampare in un colpo solo la struttura di alluminio di un auto elettrica.
Tutte aziende sparite in un decennio e trasferite in Cina assieme a tutta la filiera che riforniva queste aziende.
L'imprenditore cinese, l'ingegnere e l'operaio cinese che hanno fatto questo sono esattamente uguali come capacità agli europei che avevano creato quelle aziende ora finite in Cina.
Semplicemente più spietati.
Da questo bisogna partire, perché credo che questa spietatezza che non riconosce partner alla pari sia conseguenza e causa del regime cinese.
E bisogna in questi mari perigliosi essere spietati come i cinesi, a partire dalla difesa delle nostre aziende come ASML e Zeiss
Non conosco la questione Zeiss, ma quella ASML mi ə nota. Come esempio ə molto pertinente. Grazie
Buongiorno Comandante, il post di oggi mi riporta nel mio angolo di paradiso e quindi – da palla al piede che sono – aggiungo alcuni spunti che vanno a integrare il commento precedente di Claudio.
Il pezzo descrive con precisione l'anatomia della repressione, ma c'è una dimensione che rimane un pelino nascosta. Il sistema cinese si regge ovviamente sulla coercizione, ma è diverso da come lo intendiamo noi occidentali perché è un patto implicito che il Partito ha ereditato dall'impero e rielaborato in chiave moderna. La formula che conosciamo “io ti do benessere, tu in cambio mi cedi un po' della tua libertà”, è benessere materiale e stabilità sociale in cambio di autonomia politica. Non è propaganda, è un vero e proprio contratto che ha funzionato finché il PIL cresceva.
I dati che cita lo mostrano perfettamente e quella biforcazione non è un difetto del sistema, è il progetto che ha la sua radice nel Mandato Celeste secondo cui il potere è legittimo finché il popolo è almeno materialmente soddisfatto. Le antenne del Partito restano puntate verso il malcontento popolare perché quella è storicamente la soglia oltre cui i regni cadono. I casi di He Fangmei, Zhang Zhan, Peng Lifa, sono proprio il suo confine, il punto dove il patto viene percepito come minacciato. Ma restano pochi, come dice anche Claudio, se consideriamo la popolazione cinese; e fanno audience in Occidente solo perché sono i casi che riescono a farsi largo nella censura cinese e avere una risonanza internazionale. Tantissimi altri casi restano sotto l'iceberg perché meno gravi o con ripercussioni diverse: mi viene in mente Jack Ma di Alibaba, messo da parte per un anno perché pensava che la sua ricchezza e il suo genio imprenditoriale gli dessero un potere superiore a quello del partito. E citando ancora Claudio, la censura cinese non ha bisogno di manifestarsi con la forza, basta il potere e la coercizione implicita. Un po' come da piccoli bastava che un genitore ci guardasse male per smettere di fare qualunque cosa non volessero.
Non mi dilungo. La tentazione europea di scambiare la prevedibilità di Pechino per affidabilità strutturale diventa ancora più fragile letta in questa chiave. Il rallentamento economico, i debiti, la crisi demografica sono esattamente le condizioni in cui un regime costruito su quel contratto entra in tensione, e quando succede, la direzione storica non è mai verso la liberalizzazione.
Grazie Giacomo, tra lei e Claudio il mio modesto articolo guadagna in profondità
E no Comandante, se fosse modesto non credo che lo avremmo commentato. Grazie per i complimenti.
Grazie Comandante per questo focus essenziale. Mi permetto di aggiungere alcune considerazioni , sempre preoccupanti, su un aspetto che conosco meglio. Per decenni abbiamo misurato l'influenza di Pechino attraverso le rotte della Belt and Road Initiative, il dominio manifatturiero e il quasi-monopolio sulle terre rare. Ma nel 2026, la geografia del potere è cambiata: la nuova faccia dell'egemonia cinese è fatta di algoritmi e talenti.
Mentre l'attenzione occidentale è rimasta fissa sul gap hardware (i chip di fascia alta), la Cina ha silenziosamente costruito una massa critica umana e una capacità di esecuzione che sta riscrivendo le regole della competizione globale in ambito IA.
Non si tratta più solo di stime, ma di realtà industriale consolidata: oggi la Cina produce il 51% dei ricercatori IA d'élite a livello globale. Soprattutto, ha smesso di esportarli: il tasso di retention è balzato dal 30% al 68% in soli sei anni.
Con investimenti privati 20 volte inferiori a quelli statunitensi, Pechino ha portato i propri modelli (come DeepSeek-R1) a un gap prestazionale marginale (<3%) rispetto ai top-model USA, dimostrando che l'ottimizzazione e il capitale umano possono compensare la carenza di capitali e silicio.
Oltre 6.000 PMI innovative certificate dal governo sono oggi il motore dell'integrazione dell'IA nel manifatturiero, trasformando la fabbrica del mondo in una fabbrica intelligente autonoma.
Se le terre rare erano la leva del XX secolo, la distillazione della conoscenza e la robotica umanoide (con oltre 300 prodotti rilasciati nel solo 2025) sono quelle del XXI. La Cina non si limita più a fornire le materie prime per la tecnologia altrui; sta definendo gli standard di come l'intelligenza artificiale interagisce con il mondo fisico.
L'IA cinese non è più un'imitazione. È un ecosistema che vive di un'architettura proprietaria e di una velocità di esecuzione senza pari. La sfida per l'Occidente non è più solo proteggere la propria proprietà intellettuale — già ampiamente "distillata" dai competitor — ma competere con un modello che ha fatto della sovranità tecnologica il suo pilastro esistenziale. (Fonte principale dei dati : Stanford HAI - 2026 AI Index Report - Aprile 2026)
Veramente molto interessante. Grazie.
Di recente ho conosciuto un ingegnere del Politecnico di Milano che lavora su progetti di ricerca in ambito IA. A suo dire, la Cina è avanti 10 anni rispetto al resto del mondo.
Grazie sig. Kommandre 61, è riuscito a dettagliare in modo interessante ciò che in realtà ogni occidentale sa da sempre: occidente e oriente sono due mondi separati da millenni di cultura differente e dire noi giusto o loro sbagliato, o loro cattivi e noi buoni non ha assolutamente senso.
Gli USA sono una giovane costola dell'Europa e pertanto, che lo vogliano/vogliamo o no, legati alla nostra cultura per storia, tradizioni e lingua. Il fenomeno Trump/maga lo vedo un po come... un fenomeno, appunto. Una parentesi legata a un momento storico difficile ma che non potrà influire così profondamente nelle nostre rispettive culture tanto da rimodellarle in una nuova cultura "sino-europea" contrapposta da una "solo america".
Un esempio concreto: little italy e chinatown a NY. La prima ormai è folclore USA, la seconda è cina senza alcun mingling e mai lo avrà.
Importante quindi è non confondere la cultura col business. La prima sarà difficile cambiarla in qualche anno di deriva psicopatica egocentrica, la seconda invece può cambiare con ciascun governo.
Altro esempio: seconda guerra mondiale. Asse nazi-fascio contro asse Gb-Fr. Gira che ti rigira alla fine ci siamo riuniti di nuovo in una UE perchè sotto sotto siamo uguali anche se litighiamo per il calcio! Eh eh
Con USA sarà uguale: ora sono nella fase nazi-fascio con un biondino invece che un baffetto, ma poi (se non dura 20 anni...), tra qualche anno torneranno con noi. Mentre con la Cina non ci sarà mai una vera unione ma solo business (ben venga, no?) perchè siamo fondamentalmente due mondi differenti e immiscibili. Ma ciò non vuol dire combattersi. Semplicemente vivere e lasciar vivere. Guardarsi come due pitoni su due lampadari distanti.
Capisco. Prospettiva interessante. Grazie
...per lo meno ci spero che sia solo una fase contingente che rappresenta la congiuntura geopolitica di questo periodo assurdo oppure siamo davvero fottuti, per dirla in francese, e gli USA peggio.
Il tema “cinese” mi interessa molto, per ragioni personali. Premesso che concordo su tutto ciò che hai scritto, vorrei fare un piccolo approfondimento, da non intendere come ‘correttivo’, perché la realtà cinese è esattamente quella brutale che tu hai descritto, e anche molto peggio.
Vorrei però cercare una spiegazione a questo autoritarismo elitario perché - scusa, sono un vecchio storicista - se non capiamo come sono diventati così, non comprendiamo fino in fondo questo Pese, l’unico al mondo che può vantare una continuità storica di 5.000 anni. Il punto da considerare è la filosofia orientale, che nei secoli è percolata dalle élite alle masse. In un semplice commento non ho spazio e modo per spiegare come i cinesi, nella stragrande maggioranza, “vedano il mondo”: il senso della vita, il suo scopo; i valori, e cosa sia importante e perché lo sia; le relazioni sociali, l’educazione… Tutto, in Cina, sia pure ormai inquinato dalla globalizzazione, dall’americanizzazione, dalla digitalizzazione etc., è permeato da un ‘senso’ molto ma molto diverso da quello occidentale. Se mi permetti un’enorme semplificazione a beneficio della brevità: l’Occidente è permeato dal senso di colpa cristiano, dal conseguente dovere di essere buoni e caritatevoli, dal riconoscimento della sofferenza dell’Altro come testimonianza di Cristo che dobbiamo accogliere. Tutta la storia dei “diritti umani” nasce qui: non voglio che il povero soffra perché è mio fratello; non voglio che i gazawi siano colpiti perché sono miei fratelli. Eccetera. In Cina questi sentimenti non sono mai esistiti. La storia millenaria cinese è informata da due pilastri etici derivati dal buddismo e dal confucianesimo: il primo (mi scusino i buddisti e i cultori della filosofia orientale per la semplificazione) stabilisce l’ineluttabilità del tuo destino nel mondo (a differenza del cristianesimo) e il secondo sancisce la necessità e il dovere della gerarchia, da intendersi come consapevole servizio a beneficio della collettività. Senza approfondire: questa cultura antichissima si è ovviamente trasfigurata e anche imbastardita nelle vicende storiche di quel popolo senza però perdere mai la sua impronta fondativa. Per esempio, nell’età imperiale, i poveri e bastonati contadini avevano - in un certo qual modo - il diritto di ribellarsi all’Imperatore e rovesciarlo, perché a differenza del Giappone l’Imperatore non è sacro, emanazione del divino, ma è al servizio del suo popolo; l’idea di un potere centrale, ristretto ed elitario, che governa le masse, è sempre stato considerato necessario per un Paese così sterminato e affollato: non l’ha inventato Xi. Consiglio vivamente agli amici lettori del Komandante il bellissimo libro “Cigni selvatici, Tre figlie della Cina”, di Jung Chan, che racconta la storie di nonna (ai tempi dell’impero), madre (ai tempi dell’invasione giapponese) e dell’autrice (ai tempi della rivoluzione culturale maoista): un libro tremendo per capire quella Nazione, col popolo sempre bastonato. Se Mao avesse avuto l’apparato di controllo sofisticato disponibile oggigiorno, avrebbe fatto assai peggio di Xi.
La mia parente cinese ha deciso di vivere in Italia e di far crescere il figlio come italiano. Ha un nipote (figlio del fratello che vive in Cina) coevo del proprio figlio: famiglia della borghesia cinese medio-alta, con gli agganci giusti, buon reddito e così via; i suoi racconti sulla vita scolastica e quotidiana del ragazzino sono agghiaccianti, e la mia parente li paragona anche a quelli patiti da lei in gioventù. Non si ha idea di cosa viva la gioventù cinese; eppure per loro è “normale”, e non solo perché gli fanno quotidianamente il lavaggio del cervello, ma perché quelle impronte filosofico-culturali accennate prima rendono quella situazione accettabile, necessaria, doverosa. Se qui da noi assistiamo a una ridicola superfetazione dei diritti, in Cina vediamo quella dei doveri. Questa è una delle ragioni potenti della superiorità oggettiva della Cina (non sto ammirandoli; non sto facendo loro un complimento).
Arrivo alla conclusione mostrando - in coerenza a quanto ho appena scritto - una piccola differenza da te nelle conclusioni. Quando tu scrivi “Quello che non torna, in questa equazione, è trattare i diritti umani come variabile negoziabile in cambio di qualche accordo commerciale,” implichi un giudizio morale da occidentale. È ovvio e giusto; tu sei un Occidentale, io pure lo sono, e siamo inorriditi per la violazione sistematica dei diritti in Cina (come altrove, e scendiamo in piazza per Gaza, per l’Ucraina etc.). Ma dal loro punto di vista il problema non sussiste; non è come in Russia dove un regime spregevole finge che vada tutto bene; in Cina ritengono - per la maggior parte - che effettivamente vada tutto bene. Tu citi alcuni casi di dissidenti, e il discorso sarebbe lungo, ma sono pochi, pochissimi, e non solo perché il regime li silenzia rapidamente. La Cina se ne infischia delle nostre paturnie morali perché la loro morale è diversa dalla nostra. I linguaggi sono diversi e, in parte almeno, incomunicanti.
Poiché non voglio essere equivocato: io non vivrei mai e poi mai in Cina; viva i valori Occidentali, viva i diritti umani e civili, viva il diritto alla parola, abbasso il controllo capillare dei cittadini. Ma dobbiamo capire la Cina se vogliamo usare, con loro, argomenti che possono stare sul tavolo.
Plaudo alla discussione di livello superiore. Grazie
Grazie Claudio. Come sempre la tua prospettiva più umanistica completa la mia visione militare e strategica
Davvero interessante. Grazie.
Grazie mille per l'esaustivo quadro fornito a completamento dell'articolo del Comandante
Concordo completamente, fino alla chiusa.
Disamina molto lucida e davvero illuminante. Grazie ancora .
Grazie a lei Emanuela