Propaganda e Imperialismo: perché dare tempo alla Russia è una scelta miope e criminale.
Sul Corriere della Sera di oggi, Fubini racconta che l’11 ottobre a Vladivostok si è tenuta una manifestazione di protesta autorizzata – un evento raro in Russia – con la partecipazione di politici locali. La contestazione era indirizzata contro una decisione di Mosca: l’aumento delle tasse sulle auto usate importate. Questo episodio, sebbene legato a una specificità locale (un’economia basata sull’importazione di auto usate giapponesi), viene interpretato come un sintomo delle crescenti difficoltà della Russia in guerra.
Secondo Fubini, la Russia non è vicina al collasso e può ancora attaccare, ma i suoi limiti economici, industriali e demografici stanno diventando più evidenti nel 2025. Per finanziare la guerra, sono stati introdotti o previsti nuovi prelievi, come l’aumento delle tasse sulle auto, delle aliquote per autonomi e piccole imprese, e dell’IVA (dal 20% al 22% nel 2026). Le entrate di bilancio sono diminuite, il deficit si avvicinerà al 3% del PIL e il governo ha difficoltà a finanziarsi senza accesso ai mercati internazionali. Si prevede che per la prima volta dal 2026 il budget militare non aumenterà, a causa anche delle enormi perdite umane (oltre 220 mila morti, centinaia di migliaia di feriti gravi e almeno 700 mila russi fuggiti), che rendono arduo trovare nuova forza lavoro per il sistema militare-industriale.
L’obiettivo dei governi europei che sostengono l’Ucraina è spingere Putin a concludere che non può raggiungere i suoi obiettivi bellici e quindi a “congelare il conflitto” lungo l’attuale linea del fronte, senza ritirarsi, come avvenuto in Georgia nel 2008. I paesi europei intravedono un’opportunità in questa crescente pressione sulla Russia e stanno valutando l’uso delle riserve russe congelate (circa 170 miliardi di euro) per finanziare la difesa ucraina.
A ciò si aggiunga che la Russia continua a subire perdite pesantissime (30.000 vittime al mese tra morti e feriti) per guadagni territoriali minimi nel Donbass, una situazione insostenibile a lungo termine. L’ipotesi avanzata sarebbe che Ucraina ed Europa non concedano l’intero Donbass – cosa che aprirebbe la strada all’Ucraina centrale – ma solo la parte attualmente occupata, sperando che Putin decida di doversi fermare e congelare il conflitto.
Personalmente, sono convinto che le condizioni economiche, sociali e militari della Russia non siano affatto buone. L’equilibrio precario che si è creato tra economia di guerra e vita quotidiana non può durare all’infinito. Il vero problema è che in Russia manca un’opposizione interna. E questo non solo a livello di leadership, ma anche e soprattutto nell’opinione pubblica, che è totalmente e incondizionatamente indottrinata da anni e anni di propaganda. Se si considera ciò che la propaganda russa è stata capace di fare in Occidente – dove pure esiste un dibattito tra pensieri contrapposti – si può comprendere quanto profonda sia la deviazione mentale indotta nella popolazione russa, che ha subito passivamente, per decenni e senza alcuna opposizione significativa, prima il condizionamento sovietico e poi quello di Putin, a parte le brevi e confuse pause che lo hanno preceduto.
Questo significa che una soluzione di congelamento, come sembra auspicare l’autore dell’articolo e, immagino, molti governi europei, vuol dire solo rimandare il problema di qualche anno. L’aggressività e l’espansionismo imperialista russo non sono nati con Putin, né moriranno con lui. Un eventuale successore non potrà cambiare linea senza scontrarsi con ciò che è stato inculcato nello schema mentale del popolo russo per decenni. Anzi, per legittimarsi, dovrà probabilmente dimostrare di essere ancora più aggressivo e audace del suo predecessore, se non altro per distrarre il Paese dalle conseguenze disastrose della campagna contro Kyiv.
Considerando la pertinacia con la quale, ormai da tre anni, la Russia continua a colpire le città ucraine e la minaccia permanente del suo sterminato arsenale nucleare, la conclusione, purtroppo, è una sola: rimandare e dare tempo ai russi di riorganizzarsi e, magari, convincersi di aver vinto la guerra è una scelta miope e criminale. E questo anche alla luce del fatto che la Russia non ha prospettive di sviluppo civile sufficienti per nutrire la sua ambizione di grande potenza mondiale. È un Paese economicamente arretrato, primordiale in termini di ricerca e innovazione ed è destinato a soccombere in un confronto pacifico con Cina, Europa e Stati Uniti. Per questo, va messa alle strette subito e posta di fronte al fatto che il piano di vivere di rapina e sopraffazione a spese dei suoi vicini è irrealizzabile, e questo anche a costo di uno scontro militare. Non si può sopravvivere con il terrore della bomba, e questa cosa va affrontata ora, che quel Paese vive un momento di debolezza, prima che si rimetta in piedi e, nel giro di qualche anno, si sia costretti a ricominciare.




Si la Russia e i suoi abitanti sono in difficoltà. Lo stress della guerra,gli aumenti dei prezzi li costringe a lavorare come non ho mai visto negli anni precedenti. Hanno fame di soldi ed hanno paura del futuro. Hanno città che hanno bisogno di persone,soldi per manutenzione carenti. Le città sono tutte vecchie di prefabbricati e condutture vecchie che rattoppano alla meglio. Se la guerra continua e colpa dell'Europa disgregata e disunità. Putin la considera inesistente, inconsistente. Fossimo stati forti ci avrebbe parlato. La Cina è quella che sta sovvenzionando tutto,speculando,senza i suoi aiuti la guerra sarebbe finita o forse neanche iniziata. Se questi due elementi si risolvessero ci sarebbero trattative. Il congelamento e inevitabile. Entrambi devono fare concessioni ed entrambi devono avere vantaggi. La guerra della Russia non finirà fino a che il popolo non troverà un nuovo Gorbaciov.
Concordo, questo è il momento, così come era il momento per Israele di schiacciare la testa del serpente