L'assalto a Fordow
Breve analisi di un'ipotesi disperata
L'idea di impiegare truppe, anche le più speciali possibili, per prendere il controllo degli impianti nucleari iraniani e distruggerli è un'ipotesi disperata. Anche ammessa la totale superiorità aerea di Israele sui cieli iraniani e il supporto statunitense nelle fasi di ricognizione e copertura, quello che è già venuto a mancare e non è più possibile ripristinare è l'unico elemento che può rendere fattibile una missione molto rischiosa: l'effetto sorpresa. Ora, due sono le cose: o l'apparato militare iraniano è già a pezzi, allora converrebbe dare un'ulteriore spinta per provocare il collasso sistemico e regolare la questione nucleare a tavolino tramite accordi con la nuova leadership.
Oppure, gli iraniani hanno ancora un esercito in grado di allestire una robusta difesa ai siti in questione, tenendo presente che gli stessi sono fortificati e non di facile accesso. In questa seconda opzione, si deve tener conto che già la fase di avvicinamento e sbarco di un contingente, col nemico allertato e pronto, è un momento di grande debolezza, ma pur supponendo che si riesca a posizionare personale senza perdite eccessive, rimane la difficoltà di avvicinarsi a sufficienza ai siti, forzare l'accesso, penetrare le difese fino al giusto livello, eventualmente minare l'impianto e, poi, farsi strada fino all'uscita per essere recuperati. Tutto questo con una disponibilità minima di mezzi corazzati, che andrebbero aviotrasportati, e con tutte le complicazioni connesse all'organizzare un'estrazione nel pieno di un territorio nemico pesantemente militarizzato. Tutto questo, escludendo l'ipotesi che l'idea sia di occupare i siti per tenerli, che mi appare ancora più inverosimile. Insomma, operazione possibile, ma altamente complessa, da svolgersi sotto gli occhi dei media e dell'opinione pubblica, con le relative tensioni e aspettative. Definirla disperata mi sembra adeguato.
A questo punto, per quanto complicata da realizzare, l'opzione bombardamento è la più percorribile anche se, purtroppo, incompatibile con un assalto terrestre. I crolli successivi alle esplosioni, infatti, potrebbero chiudere l'accesso ai siti, danneggiando gli impianti senza renderli irrecuperabili. Anche questo risultato parziale, però, avrebbe valenza politica, rallentando in maniera considerevole il programma nucleare e lasciando tempo alla messa a punto di una soluzione diplomatica soddisfacente.



